Percorso dalla Via Claudia Nova e via Frustenias-Cerfennia

Percorso dalla Via Claudia Nova Percorso dalla Via Claudia Nova

La via Claudia Nova, che fu costruita dall’imperatore Claudio negli anni 47 – 49 d. C. nell’ambito di un vasto programma di ristrutturazione della rete viaria nelle aree Sabine e Vestine, permetteva alle loro principali citta’ un rapido collegamento con la costa adriatica tramite la via Valeria, alla quale si innestava alla confluenza dei fiumi Aterno e Tirino. Questa via veniva cosi’ ad assumere una notevole importanza strategica ed economica, sia per il collegamento fra queste due arterie, ma sopratutto per l’agevole attraversamento dei centri Sabini e Vestini.

 

percorso  moderno

L’aggettivo Nova le fu dato per evitare confusione con la via Claudia Augusta, che, restaurata sempre dall’ imperatore Claudio negli stessi anni, collegava Roma con il nord Europa.

Della Claudia Nova conosciamo per certo il punto di partenza, nei pressi di Foruli (l’attuale Civitatomassa) e precisamente il bivio per questo paese (al Km 23,2 della SS 17), quello di arrivo (la confluenza del Tirino con L’Aterno, nei pressi dell’attuale Bussi) e la lunghezza totale (47 miglia romane, equivalenti a circa 69 km) in quanto sono documentati in una epigrafe rinvenuta presso Civitatomassa (Foruli) e conservata presso il Museo Nazionale Abruzzese dell’Aquila.

 

epigrsfe che descrive le caratteristiche della via Claudia Nova

La via doveva partire vicino all’attuale ponte di S. Giovanni sul torrente Raio per proseguire alla sua destra (poco oltre, alla sua sinistra si trova ancora un rudere romano, molto malridotto, forse un monumento funebre, detto Casa la Jè) e raggiungere il bivio per Preturo (Pretorium); da qui proseguiva con un percorso vicino alla SS17.

In realtà, in questo tratto, non piu’ percorribile, l’antica via era quasi parallela alla SS 17, ma passava più a nord, sotto la Costarella fra Campitto e Pratali raggiungendo il bivio per Casale Mannetti. Da qui, sempre lungo la sponda sinistra del Raio, lambendo la collina di Madonna delle Grazie, lasciava sulla destra l’antico ponte, prossimo all’attuale ponte Peschio, e quindi, volgendo ad est in direzione Casale Buccella, lungo l’attuale strada di campagna posta a sud della linea ferroviaria, raggiungeva il sito di Pile dopo aver attraversato il fiume Aterno.

Poco prima dell’abitato di Pile, la via superava il fosso Vetoio, dove fino a qualche decennio fa si potevano ancora vedere tre ponti ad un solo arco di probabile epoca romana (ora sommersi dal cemento, solo uno e’ a mala pena visibile). Anche questo tratto dell’antico percorso non è del tutto percorribile e attualmente il percorso da Civitatomassa a Pile si fa seguendo la SS17.

Da Pile (dove il Persichetti segnalò il rinvenimento di una pietra miliare ora conservata nel palazzo Persichetti all’Aquila), il percorso si doveva dirigere a NE verso la località di S.Antonio (ancora oggi questa strada e’ chiamata via Antica Salaria).

Superati i colli di Pile, la strada doveva proseguire lungo la SS 80 in direzione SE per superare il colle della città dell’Aquila, forse procedendo per un breve tratto lungo il percorso dell’attuale via XX settembre per volgere a destra verso la Rivera (fontana delle 99 Cannelle).

La strada proseguiva poi, sempre costeggiando il colle della città sulla sponda sinistra dell’Aterno, sotto le Mura dell’Aquila, fino al ponte di Rosarolo, e da qui, sempre mantenendosi sulla sponda sinistra dell’Aterno, arrivava fino alla localita’ dell’attuale S.Elia per poi raggiungere Furcona (l’attuale Civita di Bagno).

Ad oggi l’antico tracciato non è del tutto percorribile, si suggerisce pertanto, giunti alle porte dell’Aquila, di proseguire per la Stazione Ferroviaria e quindi, passando sotto le mura, attraversare l’Aterno e proseguire per la via Mausonia fino a Civita di Bagno (dove si trova il Complesso monumentale e archeologico di Forcona).

Da qui probabilmente partiva un altro collegamento (la via Frustenia-Cerfennia) che superava l’altopiano delle Rocche e arrivava presso Alba Fucens.

Superata la localita’ di Civita di Bagno, la strada passava per l’attuale Monticchio e proseguiva per Aveia (abitato nella piana di Fossa, dove si trova l’importante necropoli italico – vestina, la necropoli di Fossa

 

una tomba nella necropoli di Fossa

e dove sono ancora visibili alcuni resti delle antiche mura della città, assieme ad altri monumenti di notevole interesse di epoca medievale: un ponte ricostruito sui resti di uno piu’ antico, la chiesetta restaurata di S.Clemente, la Chiesa di S.Maria ad Criptas e l’Abbazia Cistercense di S. Spirito).

La via proseguiva in direzione di Casentino e di S. Eusanio Forconese, e da qui, volgendo a sinistra, superava l’Aterno in prossimità della stazione di S. Demetrio ne’ Vestini, dopo la quale si biforcava, andando da una parte in direzione NE verso Barisciano (presso cui si possono vedere i resti di un ponte romano), dall’altra verso Peltuinum (presso l’attuale Prata D’Ansidonia ), antica città romana, sito archeologico.

Lasciata Peltuinum,

 

particolare del sito archeologico di Peltuinum

la via seguiva un tratto del Tratturo Magno

 

bassorilievo conservato al Museo di Sulmona

in direzione SE verso Tussio, e raggiungeva la SS 17, procedendo in direzione di Caporciano-Bominaco passando poco distante dalla chiesa di Cinturelli.

 

una deile due statue romane di leone rinvenuti a Tussio

Quindi lambiva le falde del colle dove sorge l’attuale Civita Retenga (la medievale Civitas Ardingi), poi piegava ad Est sotto Navelli (la romana Incerulae).

Superata Navelli la via iniziava la discesa nella valle fra la serra di Navelli a destra e il monte Asprino a sinistra e raggiungeva il bivio per Ofena, e quindi, lambendo Capestrano,procedeva lungo la sponda destra del Tirino fino al ponte di S.Martino; qui doveva superare il fiume e procedere fino a Bussi.

Si fa notare che tutta questa zona lungo la Claudia Nova, dove fu rinvenuto il guerriero di Capestrano,

 

La statua del guerriero di Capestrano esposta al Museo di Chieti

risulta particolarmente ricca di siti particolari e monumenti: oltre il sito archeologico di Peltuinum e il tratturo magno, sono di notevole interesse i borghi medievali di castel Camponeschi e di Navelli e Bominaco, con la sua antica e bellissima chiesa e il monastero di S. Pietro ad Oratorium presso Capestrano, costruito nel VIII sec. dal re longobardo Desiderio.

Poco piu’ a nord, l’altopiano di Campo Imperatore, nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, con i suoi borghi di Carapelle, Castelvecchio Calvisio, S.Stefano di Sessanio, Calascio e Castel del Monte.

Dati oggettivi ci consentono di ipotizzare un antico collegamento, che potrebbe essere considerato un ramo secondario della via Claudia Nova, fra l’area di Aveia (Fossa), Marruvium (l’attuale S.Benedetto dei Marsi nel Fucino) e Alba Fucens attraverso l’altopiano delle Rocche (La Tabula Peutingeriana pone Aveia a poche miglia da Frustenias e da qui, dopo altre 18 miglia, Alba Fucens; non sappiamo collocare Frustenias, che potrebbe anche essere stato il nome dell’insediamento romano che in epoca medioevale prese il nome di Forcona (Civita di Bagno, dove sono stati fatti importanti ritrovamenti archeologici - Complesso monumentale e archeologico di Forcona).

La strada di collegamento doveva partire da Frustenias e seguendo l’andamento dell’attuale SS 5 bis doveva salire a S.Martino D’Ocre, poi passare a valle di Rocca di Cambio, quindi per Rocca di Mezzo, Rovere, e lambire le falde del Monte Magnola in prossimità delle Sterpare, nel cuore dell’attuale Parco Naturale Velino-Sirente. La strada proseguiva, come l’attuale, per Ovindoli e S.Potito, poi superava il bivio per S.Iona e lambendo le falde della Serra di Celano raggiungeva, nei pressi di Collarmele (Cerfennia), la via Valeria-Claudia.

Nel Medioevo l’altopiano divenne un’importante e trafficato centro economico - commerciale, data l’abbondanza dei pascoli e l’allevamento del bestiame, ed è per questo che fu detta Via Grande.

 




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