Cenni su geografia e storia dell’Abruzzo, viabilita' italico - romana, bibliografia

La storia dei popoli che hanno abitato1 l’Abruzzo e’ stata profondamente influenzata dalla natura montuosa del territorio, che presenta tre allineamenti montuosi, paralleli tra di loro e disposti lungo un orientamento Nord-Est , con numerose conche e fondovalli solcati da fiumi.

Di conseguenza, sebbene la presenza di monti non abbia favorito la realizzazione di una ampia rete viaria, e’ lungo le valli che si sono sviluppate fin dalla preistoria le vie di comunicazione nel territorio, permettendo alla regione di svolgere da sempre una funzione di cerniera tra Nord e Sud ed Est ed Ovest della penisola.

 

1.1 Preistoria e Protostoria

 

La più antica presenza umana documentata in Abruzzo, risale al paleolitico inferiore, con insediamenti che risalgono a 350 mila anni fa2. Anche se se gli insediamenti risultano essere stati distribuiti prevalentemente lungo la costa adriatica e lungo i corsi dei fiumi Pescara e Sangro, ritroviamo manufatti di quell’epoca anche nelle zone interne, sulle sponde del lago del Fucino e nell’area del Gran Sasso3.

Possiamo distinguere nella preistoria abruzzese tre grandi aree:

- una interna che, grosso modo, corrisponde all’attuale provincia dell’Aquila,

- una costiera settentrionale che va dal fiume Pescara al Tronto,

- una costiera meridionale delimitata dal fiume Pescara e dal Trigno.

Fin dall’età del bronzo medio 4, i pastori si spingevano dall’interno verso la fascia litoranea del Lazio alla ricerca di pascoli e di scambi commerciali5 e conducevano le greggi procedendo dall’Appennino lungo la via del sale, detta in seguito Salaria6. Raggiungevano la costa tirrenica presso le saline di Veio e più tardi anche quelle di Ostia7.

Altra importante via naturale verso la costa era attraverso il territorio marsicano lungo il corso del fiume Aniene fino a Tivoli e attraverso Roma. Questo percorso prese in epoca storica il nome di Via Tiburtina-Valeria-Claudia8 e rappresento’ una delle più importanti rotte transappenniniche dell’Italia centrale assieme alla Via Salaria.

Queste due strade erano collegate trasversalmente da vie naturali interne, che, attraverso la valle dell’Aterno9, si collegavano con l’Adriatico e con la valle peligna verso il sud d’Italia, e litoranee che correvano lungo la costa Adriatica10.

Altre importanti vie erano i tratturi (itinera callium)11 per la transumanza degli armenti (rimasti tali fin quasi ai nostri giorni12), e percorsi fino dal periodo degli Aborigeni13, che costituivano una fitta rete viaria utilizzata per i collegamenti ed i traffici commerciali, creando una importante economia che portò ricchezza in tutti i territori attraversati14.

Sacelli dedicati ad Ercole, protettore degli armenti, erano distribuiti lungo i tratturi e spesso si allestivano fiere e mercati presso i templi maggiori sotto la tutela della divinità.

 

 

1.1.1 Popoli Italici

A partire dal X-VIII secolo a.C. (età del ferro) inizia un processo di formazione di grandi unità etniche nell’area centro-appenninica e medio-adriatica (secondo gli autori antichi, nei confini dell’attuale territorio abruzzese, si testimonia la presenza di diversi popoli italici15).

Nell’età del ferro16, in prossimità delle sorgenti del fiume Velino, del Tronto, del Tirino e dell’Aterno, era presente una popolazione, forse proveniente dalla pianura Padana attraverso la dorsale appenninica: i Sabini17.

La scelta del territorio da parte dei Sabini fu dettata dall’importanza che avevano le valli fluviali, quali naturali vie di comunicazione18; quindi l’alta valle dell’Aterno fu la loro primitiva sede dove fondarono la città di Testruna19, in una località vicina a dove sorgerà Amiternum20.

Era in uso nei Sabini, in caso di calamità, di sovraffollamento o per vincere una battaglia, consacrare ad una divinità, più spesso a Marte, i nati nella primavera successiva (dal primo marzo al 30 aprile21).

Questi giovani, una volta raggiunta la maturità, venivano, secondo il mito delle primavere sacre (veria sacra), sottoposti a migrazioni rituali con l’intento di colonizzare e costituire nuovi insediamenti nei territori circostanti. Le migrazioni seguivano una procedura totemica, cioè i giovani seguivano un animale-guida, che poteva essere un toro, un picchio ( come ad es. riportato da Dionigi di Alicarnasso per il centro di Tiora Matiene, oggi Teora), un lupo, un orso e nel punto esatto dove ritenessero che l’animale si fosse fermato, si insediavano dando origine ad un nuovo sviluppo di popolazioni22. Da Plinio apprendiamo che dal ceppo primitivo dei Sabini, attraverso queste migrazioni, ebbero origine gli altri popoli Sabelli 23

 

I Sabini erano soliti insediarsi nel territorio in piccoli nuclei (vicatim), distinti in vici24 e pagi25, collegati tra loro da un reticolo di sentieri ed elementari strade.

Sempre dall’alta valle dell’Aterno una migrazione sabina seguendo le valli dei fiumi Aterno, Tirino e del Pescara, raggiunse il mare Adriatico dando origine al popolo dei Vestini26 e dei Marrucini27.

Partendo dalla piana di Rieti, lungo i fiumi Salto ed Imele, i Marsi raggiunsero le sponde del lago del Fucino28, mentre i Carricini29 abitavano il territorio compreso tra il fiume Sangro e la Maiella.

Gli Equi30, anch’essi prossimi al lago del Fucino e al fiume Aniene, confinavano con i Sabini e i Vestini a nord-est, ad ovest col popolo dei Latini, a sud con i Volsci, ed a est con i Marsi.

I Peligni31, secondo quanto tramandato da Ovidio e Strabone, erano di origine sabina, mentre altre fonti li dicono provenienti dall’Illiria.

Il popolo bellicoso dei Pretuzi32, di origine sabina, abitava il territorio compreso tra il fiume Vomano e il Vibrata.

Incerta l’origine dei Frentani, Strabone li ritenne sanniti mentre Catone e Plinio li dissero provenienti dall’Illiria33.

 


1.2 Brevi cenni storici sull’area dell’Abruzzo Aquilano

 

1.2.1 Epoca preromana

Le terre erano abitate dai Sabini e dai popoli derivati dall’espansione sabina: Vestini, Equi, Marsi, Peligni.

L’economia era soprattutto basata sulla pastorizia (attorno alla quale si modella una struttura sociale con la formazione di “elite” rette da capi) e su una agricoltura di sussistenza.

Secondo quanto riportato da Vincenzo D’Ercole34, nell’area Vestina: i villaggi vengono situati ai margini delle pianure e si sviluppano i primi “castelli” protostorici ( Rocca Calascio, Collemaggiore a Prata D’Ansidonia, S.Rosa a S: Benedetto in Perillis, utilizzati già nel corso del bronzo finale fra il XIII e XI sec a.C. ) che poi si estenderanno su tutto il territorio ( nell’età del ferro sono oltre trenta).

Il modello economico della pastorizia comporta infatti un completa gestione politico- militare del territorio per tenere sotto controllo tutto il sistema ( pascoli di fondo valle e d’altura, risorse d’acqua, percorsi e valichi per il trasferimento delle mandrie ). La grande diffusione di armi, anche nei corredi funerari femminili e dei bambini, fanno supporre lo sviluppo di attività guerriere soprattutto dedicate alla difesa dei capi di bestiame.

I centri più importanti dell’area sono: Amiternum, Aveia, Peltuinum, Aufinum

 

1.2.2 Epoca romana

Nel corso della sua espansione, Roma, a partire dal IV sec. a.C., assoggettò le popolazioni integrandole successivamente nelle propie istituzioni fino a concedere loro la piena cittadinanza romana, e le governò fino alla disgregazione dell’impero nel 476 d.C.

In tale periodo prende notevole impulso l’economia pastorale ( Roma, con il suo esteso potere sulla penisola italiana, sarà in grado di imporre e difendere le regole per la pastorizia transumante che richiede l’utilizzo dei vasti territori compresi fra l’Abruzzo, il Molise, la Puglia ed il Lazio ). Nell’attività armentizia, in particolare dopo il II sec. a.C., si assiste ad una impetuosa crescita grazie all’intervento diretto dello stato romano ( molte importanti famiglie romane gestiscono questo fondamentale settore dell’economia, comprese le famiglie imperiali ). Anche l’agricoltura, pur rimanendo prevalentemente di sussistenza, è in grado di offrire produzioni apprezzate sul mercato romano: zafferano, scalogno di amiternum, cavoli dei sabelli, uva pumula di amiternum, rafani, cipolle di amiternum, cereali e prodotti del bosco.

Le città di Amiternum, Aveia, Peltuinum, Aufinum vengono potenziate e organizzate secondo i canoni urbanistici e architettonici di Roma ( teatro,anfiteatro, basilica, templi, terme, acquedotti ), mentre viene potenziata e ristrutturata la rete stradale di tutto il territorio.

 

1.2.3 Epoca successiva alla caduta di Roma

Dopo la caduta dell’impero romano l’area diviene teatro delle invasioni barbariche passando sotto varie dominazioni: prima i Goti e Bizantini (fino ai primi del VI sec.), poi i Longobardi (fino alla fine dell’ VIII sec.). Seguono i Carolingi (fino a ca. il 1000 d.C.) che ne fanno territorio imperiale (l’Abbazia di Farfa diventa Badia Imperiale nell’840). Nella seconda metà del IX sec. l’area è devastata dalle scorribande dei Saraceni che distruggono le pievi ed i monasteri.

E’ questo un periodo di decadenza sociale ed economica con una forte depressione della pastorizia e dell’agricoltura. Decadono i “municipia”, le città vanno in rovina.

Tuttavia le città, pur impoverite, continuano a vivere per tutto il primo medioevo35.

I nuclei abitativi rimasti, con la progressiva cristianizzazione del territorio, si organizzano nelle “pievi” e si istituiscono le “diocesi”, si assiste anche alla prima nascita di forme di monachesimo (monachesimo prebenedettino di S.Equizio), che si svilupperà successivamente, in modo importante per la spiritualità e l’economia della zona, dai monasteri.benedettini fino all’opera decisiva delle abbazie cistercensi nel 1200. Testimonianze sono state osservate e descritte a Peltuinum, Centurelli, Castel del Monte, Forcona, Amiternum, S.Vittorino, S. Paolo di Barete36.

 

1.2.4 Dalla dominazione Normanna all’unità d’Italia

Con la dominazione normanna (praticamente fino a ca. il 1150), la regione “Aprutium” viene inglobata nell’ ”Apulia”, si ripristinano i tratturi e si creano le condizioni per la ripresa della pastorizia e delle attività economiche collegate. Risale a questo periodo il grande sviluppo dell’ incastellamento, cioè l’edificazione di castelli fortificati sulle alture per la difesa e il controllo del territorio.

Segue la dominazione degli Svevi, durante la quale si ha la prima fondazione dell’Aquila, consolidata sotto gli Angioini.

L’Aquila è sede della incoronazione di papa Celestino V nel 1294.

Agli Angioini seguono gli Aragonesi. E’ questo il periodo di maggiore sviluppo e della relativa autonomia del territorio aquilano. Si estendono i commerci e le relazioni con Firenze, Genova, Venezia e con l’Europa del nord; all’Aquila viene concesso di battere moneta, si sviluppa la stampa con Adamo da Rottweil, si sviluppano le arti ed i mestieri, infine l’Aquila diviene sede dell’opera di tre grandi frati francescani: S.Bernardino da Siena, S.Giovanni da Capestrano e S.Giovanni della Marca.

Dalla fine del 1500, con la venuta degli Spagnoli, che di fatto tolgono le condizioni di parziale autonomia di cui l’Aquila aveva goduto fino ad allora, inizia un periodo di decadenza.

Nel 1600, si assiste alla trasformazione sociale degli artigiani della lana; essi cessano di svolgere attività produttiva diretta e godono di rendite quali il possesso della terra, la gestione del potere cittadino e il possesso di cospicue greggi (A. Clementi). Il 1700 è fortemente condizionato dal terribile terremoto del 1703 che porterà ad una grave crisi di tutto il territorio, in particolare ad un collasso della popolazione nella città. La ripresa sarà lenta e vedrà il riversarsi in città di nuove famiglie dal contado.

Il settecento si chiude con l’invasione francese del 1798, che per un periodo di 10 anni, prima del rientro dei Borboni, determina alcuni scossoni all’economia del territorio (editto del 1806 sulle terre del Tavoliere delle Puglie). Tuttavia L’Abruzzo Ultra (Aquilano) primeggia ancora su tutte la provincie del regno grazie alla pastorizia e gode ancora di un buon livello di ricchezza economica.

 

1.2.5 Dall’Unità d’Italia al 2000

Dopo il 1861 il territorio aquilano si interna sempre più e rimane tagliato fuori dalle grandi vie di comunicazione. L’industria manifatturiera, che era stata sempre una risorsa per la zona (seta, lana, lino, canapa) viene schiacciata dalla manifattura automatizzata francese e inglese. Lo stesso vale per le Cartiere, Fonderie e Concerie per la concorrenza dei prodotti tedeschi, inglesi e francesi.

L’economia del territorio si sfalda progressivamente e l’emigrazione assume valori rilevanti aumentando l’isolamento dal resto del Paese.

Dopo il devastante terremoto di Avezzano nel 1915 ed i danni della I guerra mondiale i problemi economici della regione e dell’aquilano in particolare si acuiscono e l’emigrazione verso l’America si fa massiccia. Con l’avvento del fascismo il territorio viene riorganizzato in un tentativo di creare maggiore aggregazione fra le diverse aree. Poi, a seguito della II guerra mondiale, le condizioni economiche si aggravano ulteriormente e l’emigrazione riprende, soprattutto verso il nord Europa ( miniere in Belgio ) e America (Argentina, Venezuela, Stati Uniti) assumendo valori rilevanti almeno fino agli anni sessanta.

La ripresa economica successiva a quegli anni investe anche l’Abruzzo. In particolare nell’aquilano la costruzione delle autostrade consente la fine dell’isolamento delle zone interne. Maturano le condizioni politico/economiche (amministrazione, capoluogo di regione, polo universitario), e strutturali per l’insediamento di industrie (elettronica, farmaceutica ecc.) e la creazione di laboratori di ricerca (Lab. di Fisica del Gran Sasso, Telespazio) che portano condizioni di sviluppo e di benessere.

La fine del XX sec. vede un rapido ridimensionamento delle industrie in concomitanza con la crisi economica generale.

Il terremoto del 2009 distrugge L’Aquila e vasta zona del suo territorio, ricreando condizioni di spopolamento, disgregazione sociale e decadimento industriale dalle quali la popolazione tenta faticosamente di risollevarsi.

 

1.3 Viabilita’ italico-romana

 

Lo sviluppo della rete viaria in quest’area segue e fa la storia stessa delle popolazioni che nel tempo l’hanno abitata, dal periodo degli Aborigeni e delle etnie Sabine fino alla loro integrazione nel dominio Romano fondato ed espanso proprio per mezzo e attorno alle grandi vie pubbliche.

L’ampia trama dei tratturi sul territorio fu il punto di partenza per la rete stradale italica, e quest’ultima per la successiva romana37, le cui principali vie nel territorio sono indicate nella mappa sotto indicata.

Successivamente alla caduta dell’impero romano la rete viaria continuo’ ad essere utilizzata per quanto possibile e per quanto consentito dalla sua conservazione che si faceva sempre piu’ scadente sia per scarsita’/assenza di manutenzione e per agenti atmosferici, tanto da essere ancora ben distinguibile in epoca recente, come attestano mappe viarie dell’ottocento (vedi sotto un esempio di queste).


Le vie italiche erano generalmente in terra battuta o inglareate, mentre con l’espandersi della civiltà romana si passò alla realizzazione di strade tecnicamente avanzate, costruite per durare nel tempo: viae publicae (consolari), militares, vicinales, privatae.

Per queste strade, che venivano identificate con lapidi commemorative e descrittive del loro scopo, includendovi il percorso e il marcamento delle distanze, furono costruite grandi strutture fra cui ponti, stazioni di sosta e di servizio, presidi militari e monumenti.

Lungo i margini delle vie “pubblicae” erano installati i “miliarii” posti ad intervalli di un miglio (1478,5 m ). Le iscrizioni miliari sono di importanza fondamentale e permettono di risalire al magistrato o imperatore che aveva fatto costruire o restaurare la strada, indicandone spesso il nome, il percorso e la lunghezza.

Non meno importanti dei miliari, erano le guide stradali dette “ itineraria”.

Di queste citiamo in particolare:

  • Itineraria adnotata:Itinerarium Antonini: registro delle stazioni e delle distanze fra le località poste sulle diverse strade dell’impero romano. La redazione viene ascritta a Diocleziano, ma la versione originale sarebbe datata agli inizi del III sec., probabilmente sotto Caracalla.

  • Itineraria picta: Tabula Peutingeriana: è la copia, redatta nel XII-XIII sec., di una antica carta romana che mostrava le vie dell’impero. La carta è probabilmente basata sulla carta del mondo preparata da Marco Vispanio Agrippa nel 64 a.C., genero di Augusto. La carta mostra tutto l’impero Romano, il vicino Oriente, l’India e menziona anche la Cina.

 


1.4 Testi e riferimenti bibliografici

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Internet-Googlet: Castelli-Viaggio in Abruzzo: Castelli e altre architetture fortificate

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2 A. M. RADMILLIAbruzzo preistorico, Firenze 1965, p. 27.

3 S. ZENODOCCHIO, Antica viabilità in Abruzzo, L’Aquila 2008, p. 19-25.

4 L’età del bronzo in Europa abbraccia un periodo compreso tra il II millennio e il 900 a.C. In questo arco di tempo, si sviluppò la civiltà appenninica dei pastori (XVI-XIII secolo a.C.), cultura organizzata lungo tutta la dorsale appenninica. L’uomo abitava in capanne, usava il bronzo ed ancora la pietra, l’agricoltura era limitata alle leguminose, massimamente fave, ma anche cicerchie, lenticchie, ecc. Praticava l’allevamento stanziale, costituito prevalentemente da bovini, insieme a capre, pecore e maiali. In estate il bestiame era condotto in montagna, mentre in inverno lungo le pianure più prossime alle abitazioni. Nacque la così la transumanza verticale o a breve raggio, e solo successivamente, con la civiltà sub-appenninica (XIII se. A:C.), con spostamenti delle greggi a più lungo raggio, si passò alla transumanza orizzontale.

5 L. QUILICIRoma primitiva e le origini della civiltà laziale,Roma 1979;M. PALLOTTINO,Storia della prima Italia,Varese 1984.

6 La via Salaria venne così appellata perché lungo di essa veniva trasportato il sale per la pastorizia. PLINIONaturalis Historia,XXXI, 89.

7 Il sale nella pastorizia è di estrema importanza per la conservazione dei formaggi, della carne ed inoltre viene aggiunto nella dieta degli ovini perché aumenta la produzione del latte.

8 G. RADKE,Viae publicae romanae. Bologna 1981.

9 G. DEVOTOLa Valle dell’Aterno e gli antichi italici,in “Abruzzo”, a. VI, n.1, 1968, p. 23. S. ZENODOCCHIO, La valle dell’Aterno dalla preistoria alla conquista romana, ( Quaderni Pro-loco Coppito), L’Aquila 2007.

10 M. MONTEBELLO, Castrum novum Piceni ed il suo territorio, Gruppo Archeologico Romano (GAR), Roma 1980. A. STAFFAL’Abruzzo costiero. Viabilità, insediamenti, strutture portuali ed assetto del territorio fra antichità ed Alto Medioevo, Lanciano 2002.

11 I tratturi non erano vere e proprie vie, poiché non avevano un fondo stradale, né margini di ampiezza distinti. Erano percorsi erbosi di qualche decina di metri di larghezza, riservati esclusivamente alle greggi. Correvano in prossimità dei fiumi o lungo i crinali dei monti. (S.M. PUGLISI,La civiltà appenninica. Origine delle comunità pastorali in Italia,Firenze 1959)

12 Lungo la rete dei tratturi, in seguito, si sviluppò il sistema stradale italico e successivamente quello romano (APIGANIOLLe conquiste dei Romani, Milano 1977. E.T. SALMONIl Sannio e i Sanniti,Torino 1985.

13 Prestando fede a quanto tramandato dagli antichi autori, nel periodo preistorico del bronzo medio (XVI-XIII secolo a.C.) e recente(XIII-XI sec. a.C.), era presente nel l’Italia centrale una popolazione di stirpe Enotria, gli Aborigeni, proveniente dal Mezzogiorno d’Italia (DIONIGI d’ALICARNASSO, I,19 ). La loro capitale era Lista e tra le loro città più importanti era Cotilia. Gli Aborigeni, scesi dai monti dell’Appennino, scacciarono dopo lunghe lotte, i Siculi ed in seguito diedero origine al popolo dei Latini. (L. QUILICI,cit. p. 55-56; M. PALLOTTINO, cit. p.38).

14 Legata alla pastorizia era la lavorazione della lana e dei derivati, delle pelli, della carne, oltre quella dei formaggi.

15 Venivano chiamati Italici quei popoli che abitavano l’Italia centrale e meridionale ad esclusione di Etruschi e

Iapigi , che abitavano rispettivamente la Toscana e il territorio pugliese e dei coloni della ‘Magna Grecia’.

16 L’età del Ferro si considera in Italia il periodo fra il 1000 e il 500 a.C .

17 Secondo quanto tramandato da Catone, l’alta valle dell’Aterno fu la culla dei Sabini o Safini (nella loro lingua). Il loro nome, forse, deriva da Sabhos, figlio di Sancus, identificabile con Ercole, protettore degli armenti. Le loro divinità più importanti , secondo Varrone erano: Feronia, dea degli schiavi liberati, dei luoghi incolti, delle acque ed inoltre Silvano, protettore dei boschi, Vacuna, Fortuna e Vesta.

18 La valle dell’Aterno, secondo Devoto: ”prima di luogo d’insediamento…intorno all’ottavo secolo avanti Cristo, la valle dell’Aterno(…) era soprattutto una strada (….), la grande strada verso il Sannio” (G. DEVOTO, La valle dell’Aterno e gli antichi italici,in Abruzzo, a. 1968 n. 6, pp. 23ss.

19H. NISSENItaliche landeskunde,Berlin, II, 1, 1902 p.463ss.F. RIBEZZO, Roma delle origini. Sabini e Sabelli. Aree dialettali, iscrizioni isoglossi.in ‘Rivista indo-greca-italica’ XIV, 1930 p.8. E.C. EVANS,The cult of the sabine territory, in American Academy in Rome, 1939, p. 11. Risulta incerta la collocazione della città di Trestuna sul territorio, anche se alcuni autori ritengono sorgesse in prossimità di Fisternae. C. CRISPOMONTI,Istoria dell’origine e fonazione della città dell’Aquila, manoscritto presso la Bibl. Provinc. Dell’Aquila, 1628; C. BUNSEN,Esame topografico e storico dei più antichi stabilimenti italici nel territorio reatino e nelle sue adiacenze, in “Annali Ist. Corrispon. Archeol. “VI 1834 pp.118ss. Si avanza l’ipotesi che il toponimo Testruna possa riferirsi ricondursi a dextrona,cioè a destra dell’Aterno (M.G.BRUNOI Sabini e la loro lingua, Bologna 1969 , p. 100).

20 CATONE in Dionigi di Alicarnasso II,49,2.

21La loro offerta veniva fatta davanti all’ara del loro dio Sanco (forse Ercole dei Quiriti), radunati dai sacerdoti.

22 STRABONE, V, 4,12; G. DUMEZILLa religione romana antica,Milano 1977, pp. 191-192;E.T. SALMON, cit. p.37. I Piceni trassero il loro nome dal picchio verde, uccello sacro a Marte, gli Irpini dal lupo, [(h)irpus in lingua Osca)], mentre dal toro selvatico i Sanniti.

23 I popoli sabellici di parlata osco-umbra, occupavano un vasto territorio esteso dal Sannio fino al Piceno, grosso modo un’area quasi sovrapponibile alle regioni Abruzzo e Molise. Limitatamente al territorio abruzzese oltre i Sabini erano presenti: Vestini, Marsi, Marrucini, Carricini, Equi, Peligni, Pretuzi, Frentani.

24 Il primo nucleo abitativo era rappresentato della capanna (domus) con il suo campo, orto, prato, elementi fondamentali per il nucleo famigliare, mentre l’insieme di più capanne costituivano una curia. Il raggruppamento di più curiae costituivano un villaggio (vicus) e più villaggi riuniti insieme costituivano un pagus, villaggi e abitanti insieme costituivano un populus e la civitas sua comunità politica.

25 Al vertice del pagus era il magister pagi,il quale curava sia gli interessi amministrativi che religiosi, presso il sacro luogo del compitum.

26Vestini traevano il loro nome non dalla dea Vesta, ma dal dio umbro Vestico, abitavano la media e bassa valle dell’Aterno, ai piedi del Gran Sasso (Fiscellus), fino al mare Adriatico, presso Penne (P inna ). Le città di Aveia, attuale Fossa e Peltuinum, Prata d’Ansidonia, erano le città più interne. Dalla necropoli dell’insediamento prossimo a Capestrano, del nome a noi non noto, venne alla luce nel 1934 il famoso Guerriero.(G. DEVOTO,Gli antichi italici, Firenze 1969. A. CIVITAREALE,Città romane d’Abruzzo,L’Aquila 1992,p. 46ss.); A. LA REGINA, Ricerche sugli insediamenti mastini, in Mem. Acc. Lincei, Cl. Sc. Mor.Stor. Filol.., s. VIII,, 13 (1968)

27 I  Marrucini occupavano il territorio posto a sud del fiume Aterno, che li divideva dai Vestini, il fiume Foro segnava i confini con i Frentani, mentre il Morrone e la Maiella li separavano dai Peligni. La loro capitale era Teate ( Chieti) mentre Interpromium era un suo vicus, posto a sud dell’abbazia di S. Clemente a Casauria. (A. CIVITAREALE,cit.p. 49; S. ZENODOCCHIO, Antica viabilità in Abruzzo,L’Aquila 2008, p.219. )

28Marsi abitavano nel territorio prossimo al lago del Fucino, ancora oggi detto Marsica. La loro capitale era Marruvium (San Benedetto) mentre i centri minori erano: Cerfennia, Antinum (Civita d’Antino) Angitiae (Luco dei Marsi), Supinum (Trasacco).( G. DEVOTO,Gli antichi italici; F. COARELLI-A. LA REGINA,Abruzzo e Molise, Bari 1986, p. 50;A. CIVITAREALE,cit. p.40.)

29Carricini, detti anche Carecini o Caraceni, a sud confinavano con i Pentri, mentre a nord-est con i Frentani. Le città a noi note erano Juvanum, i cui resti si trovano fra Torricella Peligna e Montenerodomo e Cluviae, posta sull’altopiano denominato “Piana di Laroma”.

30 Gli  Equi , conquistati dai Romani tra il 304 e 303 a.C., furono completamente annientati e vennero fondate le colonie romane di Carseoli ed Alba Fucens.

31 Il popolo dei Peligni abitava il territorio compreso nel bacino centrale dell’Aterno e confinavano ad ovest con i Marsi, a sud con i Pentri,a nord con i Vestini e ad est con Carricini e Marrucini. Le loro città più importanti furono Corfinium Sulmo, la prima divenne capitale degli insorti nella guerra degli Italici e assunse il nome di Italica, mentre l’altra diede i natali al poeta Ovidio. Altri centri peligni furono: Superaequum ( Castelvecchio Subequo), Ocriticum ( Cansano), Pagus Lavernae

( Prezza), Koukoulon (Cocullo), Pagus Betifolum (Scanno).( F.COARELLI-A. LA REGINA, cit. p. 112; A. CIVITARESE, cit. p. 32ss.)

32 La capitale dei  Pretuzi era Interamnia Praetutiorum (Teramo), mentre Adria (Atri), fu colonia romana fondata dopo la conquista da parte di Roma nel 289 a.C.

33Frentani,. occupavano il territorio compreso tra le foci del fiume Sangro e del Biferno, mentre le loro città furono: Anxanum (Lanciano),Ortona, Histonium (Vasto). (F. COARELLI-A. LA REGINA, cit., p. 163-164; A. CIVITARESE, cit., p29ss.)

34 V.D’Ercole, Abruzzo sul tratturo magno, pag. 97-115, Ed. Exorma, Roma 2015

35 M.C.Somma, Abruzzo sul tratturo magno, pag. 209-223, Ed.Exorma, Roma 2015

36 F.Redi, Conferenza al Museo Munda (AQ), 29-3-2017

 

37 A. PIGANIOL,Le conquiste dei Romani, Milano 1997, p. 151; E. MATTIOCCO, Vie pastorali ed insediamenti preistorici dall’altipiano di Navelli alla Valle del Salto, in : Giornate Internazionali di Studio della Transumanza. Atti del Convegno. L’Aquila-Sulmona-Campobasso-Foggia, 4-7- novembre 1984 p. 98-99. E. T. SALMON, Il Sannio e i Sanniti, Torino 1985, pp. 23-24;


Allegati

Cenni su geografia e storia dell’Abruzzo, viabilita' italico - romana, bibliografia


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