Sulmona, Eremo di Sant Onofrio, Badia di Santo Spirito

Sulmona Sulmona

La città di Sulmona (l’antichissima Sulmo) è posta al centro della valle Peligna sulla confluenza del torrente Vella ed il fiume Gizio, ai piedi del monte Morrone. Le sue origini sono leggendarie, forse risalgono all’epoca pre – storica delle migrazioni delle popolazioni provenienti dall’Asia Minore; Ovidio e Silio Italico ritengono che Sulmona sia stata fondata da Solimo, amico di Enea in fuga da Troia in fiamme.

Prestando fede a ciò che scrisse Livio circa la prima guerra punica, Annibale, diretto a Roma, attraversò con il suo esercito il territorio dei Peligni passando in prossimità della città di Sulmona (LIVIO, XXVI, 11,11).

Schierata contro Roma nella guerra sociale, a.C. Sulmona fu fatta radere al suolo da Silla (FLORO, II,9,28) dopo la battaglia di Porta Collina (82 a.C.) ; ricostruita, divenne municipium ascritto alla tribù Sergia e si ornò di teatro, terme, anfiteatro, templi e foro.

 

monumento in centro a sulmona

Nel 49 a.C. fu conquistata da Marco Antonio, nipote e luogotenente di Cesare, durante la guerra contro Pompeo.

Sulmona diede i natali a Publio Ovidio Nasone nell’anno 43 a.C., come lo stesso ci fa sapere (Sulmo mihi patria est); di famiglia equestre, Ovidio fu poeta dell’alta società imperiale di Roma, dove prese parte alla vita pubblica prima di essere esiliato da Augusto nell’anno 8 a.C. a Tomi, in Romania, dove morì nel 18 d.C.

Sulmona conobbe presto il cristianesimo, essendo stata evangelizzata nell’anno 237 dal vescovo Feliciano martire e fu sede vescovile già nel V secolo con il suo primo vescovo Palladio, che fu presente al sinodo di papa Simmaco del 499.

Dopo l’invasione longobarda Sulmona entrò a far parte del Ducato di Spoleto e fu sede di importante gastaldato.

Dall’anno 843 la città appartenne ai conti dei Marsi dai quali fu governata fino alla conquista dei Normanni. Fu attaccata, nell’anno 881, dai Saraceni e nel 937 lottò contro gli Ungari. Successivamente (1224) per volere di Federico II fu sede del Giustizierato di Abruzzo e di una delle sette fiere del Regno che si svolgeva dal 23 aprile all’8 maggio; quattro anni più tardi Federico II vi istituì una cattedra di diritto canonico al pari di quella di Napoli e fece costruire un acquedotto.

Dopo il 1268, con i d’Angiò, Sulmona perse il Giustizierato e gran parte dei suoi privilegi a favore della nascente Aquila; il rilancio economico e culturale della città (vi passarono e ci si soffermarono il Petrarca e il Boccaccio) si ebbe solo con lo sviluppo dei commerci lungo la Via degli Abruzzi.

Sulmona fu occupata nel 1348 dalle truppe di Luigi II d’Ungheria e nel 1421 da quelle di Braccio da Montone, perché non favorevole alla regina Giovanna II.

Nel basso Medioevo Sulmona ebbe il privilegio di battere moneta con regolare zecca.

Fra i personaggi illustri che nacquero in Sulmona vi e’ papa Innocenzo VII (Cosimo de’ Migliorati, nato nel 1336), Giovanni Quatrario (1336-1404), autore di carmi ed odi, amico di Petrarca e Boccaccio, che fu Maestro Regionale della regina Giovanna I. Ancora Marco Barbato, detto Barbato da Sulmona, (XIII-XIV secolo), figlio di Iacopo del notaio Berardo, deputato presso l’ufficio dei conti della regina di Napoli, rimatore ed amico di Petrarca e Boccaccio.

Tra i monumenti più interessanti della città di Sulmona, senza dubbio è il complesso della SS. Annunziata, risultato dal palazzo dell’Annunziata e dalla confraternita della Penitenza con la chiesa omonima. In origine vi era presente un ospedale, attualmente è sede di Museo Civico, con una sezione archeologica ove si possono osservare materiali rinvenuti in passato da scavi nella Valle Peligna. Nella sezione medievale e moderna sono presenti armadi, affreschi, dipinti, statue, monete della zecca cittadina ed il tesoro del pio istituto dell’Annunziata, con croci, calici ed un catasto conciario del 1376. Osservando la facciata del complesso, il portale di sinistra di forma ogivale, che risale al 1415, presenta quattro pilastri e nella lunetta affrescata è allocata una statua della Madonna col Bambino. Il portale di mezzo e’di stile rinascimentale e accoglie nel timpano il gruppo della Madonna col Bambino e quattro angeli; il portale di destra, del medesimo stile, è più sobrio.

Duomo di Sulmona


La facciata è ornata da una fascia vitinea, quale marcapiano, che funge da davanzale alle finestre del piano superiore; notevole è la trifora di sinistra riccamente ornata che ha a fianco l’orologio dell’alto campanile.

La chiesa fu costruita nel 1320 e quella odierna risale al 1710, essendo è il risultato di due restauri successivi ai due terremoti del 1456 e del 1703; l’interno in stile barocco è a croce latina a tre navate divise da pilastri, con altari in marmo e due organi in legno dorato.

La Basilica di S. Panfilo (..Galleria fotoCPSULM3.jpg.JPG) è la cattedrale di Sulmona e secondo la tradizione fu costruita nell’XI secolo sui resti di un tempio pagano. Dedicata in origine alla Vergine Maria, e poi a S. Panfilo, patrono della città, ha perso nel tempo i caratteri originali; dopo una prima ricostruzione nel 1238 a seguito di un incendio, fu di nuovo edificata in stile barocco dopo il sisma del 1703.

 

chiesa di S. Pelino a Sulmona

La facciata ha un portale ogivale con lunetta affrescata e presenta due colonnine ai lati sulle quali sono collocate rispettivamente le edicole con le statue dei Santi Pelino e Panfilo; l’interno e’ diviso in tre navate, separate da colonne romaniche ed il soffitto della centrale è affrescato con storie della vita di S. Panfilo e S. Pietro Celestino. Gli altari laterali sono realizzati in marmo e sempre nell’interno della chiesa sono presenti un coro ligneo del 1751, un organo a canne settecentesco ed una fonte battesimale. Nella cripta a tre navate, parte più antica della cattedrale, sono custodite le spoglie di S. Pelino all’interno di una edicola.

Altro monumento da visitare è la chiesa di S. Maria della Tomba Assunta in Cielo, lungo il centrale Corso Ovidio sulla Piazza del Plebiscito detta anche Piazza della Tomba; edificata sui resti di un tempio pagano dedicato a Giove Capitolino, risale all’XI secolo. La facciata in stile romanico - gotico a coronamento orizzontale presenta un portale ogivale con più colonnine e una lunetta con Cristo che incorona la Vergine; sopra il portale vi è un bellissimo rosone quattrocentesco con 16 colonnine. A fianco della chiesa fu edificato nel 1424 un edificio adibito prima ad ospedale, poi ricovero per pellegrini, quindi teatro e seminario, oggi è la Casa Canonica.

L’interno della chiesa è a tre navate divise da arcate a sesto acuto ed il soffitto è coperto con travi in legno a vista; sulle pareti laterali sono presenti resti di affreschi trecenteschi.

Altra chiesa da visitare è quella di S. Francesco della Scarpa; riedificata nel 1290 per volonta’ di Carlo II d’Angiò dai frati francescani, la chiesa era piu’ antica; era a tre navate con il presbiterio a croce latina ed absidi poligonali, ma le successive ristrutturazioni dopo i terremoti del 1456 e quello del 1703 ne ridussero i volumi. Attualmente si presenta con una unica navata a croce latina, conservando della chiesa antica solo il portale romanico con lunetta affrescata con Madonna e Bambino e con i santi Chiara e Francesco, fatto costruire in epoca sveva da Manfredi, figlio di Federico II. Costruito sulla piazza Garibaldi per fornire energia ad officine, al mulino e alle filande poste all’interno della città, è molto suggestivo con le sue 21 arcate ogivali e si sviluppa per poco più di cento metri. Realizzato nel 1256, prelevava l’acqua dal fiume Gizio e nel suo canale coperto trasportava circa 130 litri al secondo, cioè 11.000 litri al giorno, sviluppando una potenza di circa 8 k watt .

Innumerevoli i palazzi nella città da visitare.

Palazzo Meliorati del ‘400, il Palazzo Tabassi, palazzo Cattaneo, Palazzo Molina, Palazzo Capograssi e Palazzo Corvi. Presso il Palazzo Sardi è stato allestito un museo di storia naturale e la sede della Comunità Montana Peligna.

A circa cinque chilometri da Sulmona, ai piedi dell’eremo di S. Onofrio dove si ritirava Celestino V è il Santuario di Ercole Curino;


pavimento a mosaico all'interno del tempio di Ercole Curinoresti del tempio a Ercole Curino

il sito, considerato dopo i primi scavi archeologici del 1950 circa come rimanenza della villa di Ovidio, fu poi correttamente identificato come un santuario italico dedicato ad Ercole in base al materiale votivo ed alle epigrafi venute alla luce. Il complesso venne realizzato alla fine della guerra italica (89 a.C.) e poi ampliato, mentre intorno al II secolo d.C. una frana ne seppellì la parte superiore. Questo evento, però, non determinò l’abbandono della struttura e del luogo, infatti, la costruzione di una piccola chiesa cristiana nei pressi conferma la continuità di culto.

Non lontana da Sulmona, in località Badia, è la Badia di S. Spirito o Abbadia Celestiniana, con la sua massiccia struttura muraria di cinta quadrata, di lati di metri 119 x 140, che presenta quattro torri a base quadrata agli spigoli.

 

abbazia di Celestino a sulmona

Fu fondata intorno al 1241dall’eremita Pietro Angelerio, poi papa Celestino V, il quale fece ingrandire la antecedente cappella di S. Maria del Morrone, nei resti della quale si puo’ ammirare un pregevole affresco che mostra Celestino con i suoi seguaci.

 

S. Pietro Celestino distribuisce le regole

Nel 1293 il complesso fu dichiarato solennemente sede dell’Abate Supremo dell’Ordine dei Celestini. Risalgono al 1299 i lavori fatti per volere di Carlo II d’Angiò, poi nel Cinquecento furono realizzati lavori di decoro e dopo il terremoto del 1703 fu ricostruito. Nel 1807 l’edificio fu trasformato in carcere in base alle leggi napoleoniche.

Cinque cortili, oltre alla chiesa monumentale ed al convento, si trovano all’interno delle mura dell’abbazia, che ha un unico ingresso, largo 3,30m, attraverso il quale di accede al Cortile dei Platani, di fronte alla facciata della chiesa. L’interno di quest’ultima è a croce greca e degni di nota sono l’organo barocco ed il coro ligneo nell’abside.

Sulla costa del monte Morrone è posizionato l’Eremo di Sant’Onofrio,

 

eremo di Pietro Celestino

dove si era ritirato Pietro da Morrone e dove nel 1294 tre vescovi vennero per annunciargli che il conclave lo aveva eletto papa e che l’incoronazione sarebbe avvenuta ad Aquila. L’eremita Pietro fu scortato lungo il viaggio da Carlo II d’Angiò e suo figlio Carlo Martello e la funzione si svolse nell’agosto dello stesso anno nella chiesa di S.Maria di Collemaggio a L’Aquila.

Davanti all’eremo vi è un ampio piazzale con un abbeveratoio sulla destra, scavato nella roccia; la chiesetta e’ stata restaurata nel Cinquecento e ha un portale architravato; l’interno, ad aula unica, è affrescato e contiene due altari, uno di S. Onofrio e l’altro di S. Antonio e attraverso un corridio si raggiunge la cella dipinta di Celestino V.

 

cella nell'eremo di Celestino

Seguendo sempre il corridoio si giunge al piano inferiore, sempre addossati sulla roccia. Il complesso dell’eremo si sviluppa per circa 90 metri.



OVIDIO, Fasti, libr. IV, 77-82; SILIO, libr. IX, 66-76.

OVIDIO, Amores,, III, 15,9.

LANZONI, Le diocesi d’Italia dalle origini al principio del secolo VII (604), Studi e Testi, 35, Faenza 1927, vol. II, pp. 372-373; V. MONACHINO, La prima diffusione del cristianesimo in Abruzzo, in Abruzzo, a. 1968, 2-3, pp. 79-102 (81).

A.L. ANTINORI, Raccolta di memorie istoriche delle tre Provincie degli Abruzzi, Napoli 1782, vol. II, p. 236.

F. COARELLI- A. LA REGINA, Abruzzo e Molise, Bari 1984, pp. 127 ss.

E. MICATI, Eremi e luoghi di culto rupestri della Maiella e del Morrone,Brescia 1990, pp. 32ss.

 




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