Paganica, Tempera, Camarda, Assergi, Filetto

Paganica Paganica

Centro abitato già in epoca preromana e romana come attestano resti archeologici e numerose epigrafi rinvenute, fra cui una (”.. iuvenes Fificulani Herculis cultores”) che, secondo il Momsen ne renderebbe il nome antico (pagus Fificulanus).

La precoce diffusione del Cristianesimo nel suo territorio risale al III sec.d.C., quando qui giunsero dal Siponto i predicatori Giustino, i suoi fratelli Felice e Fiorenzo e la figlia di quest’ultimo, Giusta, per predicare il Vangelo.

Paganica viene espressamente citata per la prima volta in un documento dell’anno 873 (una vendita di terreno, riportata dal Chronicon Casauriense ) dal Castaldo di Forcona all’imperatore Ludovico II) e poi, in un diploma di Ottone I, in cui vengono menzionate le chiese di S. Maria di Paganica, di S. Giustino e di S. Eufemia.

Nel periodo normanno Paganica è feudo di Adenolfo di che lo possiede direttamente dal Re; quindi, nel 1254 il borgo concorre alla fondazione dell’Aquila diventando il primo Capoquarto col nome di S.Maria, al quale si accedeva attraverso porta Paganica, ora scomparsa (si trovava poco sotto l’attuale Fontana Luminosa). La porta fu abbattuta dagli Spagnoli, assieme a tutte le abitazioni del ‘locale’ di Tempera, per la costruzione del castello-fortezza dell’Aquila.

Fra i principali monumenti di Paganica spicca la chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta che risale al periodo longobardo-franco (le prime notizie su di essa si trovano in documenti del XII secolo).

Ampiamente rimaneggiata nel XVII secolo, la chiesa mostra sulla facciata un bel portale ed una balconata marcapiano in ferro battuto, dalla quale il giorno di Pasqua vengono esposte le reliquie di S. Giustino.

Altra chiesa importante e’ S. Maria del Presepe o del Castello,

antica chiesa e castello di Paganica

costruita nel 1605 sulle rovine del castello medievale per volere del vescovo dell’Aquila Giuseppe De Rubeis, originario del borgo. La facciata ha una terminazione orizzontale e presenta una finestra tonda in cornice quadrata, un bel portale con piccola scalinata, e un campanile a vela. Anche l’interno, ad aula unica, e’ degno di nota, con un bell’altare in legno di stile barocco.

Non molto distante dal centro abitato vi è la chiesa cimiteriale romanica di S. Giustino,

 

chiesa romanica

ricostruita nel XII secolo sui resti di un luogo di culto piu’ antico le cui basi potrebbero essere quelle di un tempio pagano. La chiesa e’ stata ristrutturata più volte nei secoli, dai monaci benedettini di Farfa e successivamente da quelli di Casauria

Davanti all’ingresso, a terra, vi e’ una lapide che reca un nome romano ritenuto un magistrato del I secolo; sulla facciata è presente un portale con architrave ornato di rilievi di fiori ed un campanile duecentesco, completato nel ‘600, con base interna alla chiesa.

L’interno a tre navi, con pareti in origine affrescate, termina con monoabside rialzato. Sotto l’altare vi e’ un’antica cripta, sorretta da colonne romane, anch’essa a tre navate con una sola abside.

Altro edificio imponente e’ la Villa Dragonetti De Torres, costruita intorno al XVIII-XIX secolo con giardino all’italiana. Raccoglie numerose testimonianze di epoca romana e al suo interno sono presenti diverse pitture murali.

Paganica ospita un singolare e interessante Museo, situato sulla statale fra Paganica e Tempera. E’ il Museo dei carri agricoli d’epoca, che raccoglie una trentina di carri di varie epoche (dal primo ‘800 a fine ‘900) provenienti da varie regioni e un laboratorio per il loro restauro.

 

Paganicva - Museo dei Carri agricoli d'epoca

Sono macchine apparentemente semplici, ma che sorprendono il visitatore per i loro meccanismi di controllo e Articolazione, che in un certo modo anticipano quelli complessi delle auto moderne.

Nell’area di Paganica e’ da menzionare la località di Tempera, detta in passato Intrabere, Intrebere o Trebere, perché attraversato dal fiume Vera.

Abitato già in età romana le prime notizie sul teritorio si evincono da un atto notarile dell’anno 873, nel quale Salego di Milone vende al monastero di Farfa una silva posta nel territorio di Entrebere, ricevendone quaranta libre d’argento.

Sappiamo poi dai Regesti di Farfa che nell’anno 1012 Transarico di Rieti dona al monastero i suoi possessi nel territorio di Forcona, tra i quali quelli in Trebere .

In epoca normanna Adenulfo di Tempera possedeva, direttamente dal Re, un feudo di due soldati a cavallo, cioè costituito da 48 famiglie.

Al pari di altri castelli del contado di Forcona, anche gli abitanti di Tempera concorsero alla fondazione della città dell’Aquila e nel ‘locale’ loro assegnato nel quarto di S. Maria vi costruirono le loro abitazioni e la chiesa di S. Maria.

Lungo il corso del Fiume Vera (Parco del Vera/ W) che attraversa il paese, furono costruiti nei secoli passati numerosi mulini ad acqua, cartiere, ramerie, gualchiere e svecciatoi, che purtroppo il terremoto del 2009 ha seriamente danneggiato.

 

Tempera - Alle sorgenti del Vera

Tra i monumenti di Tempera degni di nota c’era la chiesa di S. Biagio, patrono del borgo, distrutta dal terremoto del 2009. Costruita prima dell’anno mille, con portale ad architrave decorato con sculture, lunetta a tutto sesto e campanile a vela sulla sinistra della facciata, presentava tre fornici.

Un altro edificio interessante e’ il cinquecentesco palazzetto Vicentini con un portale bugnato.

Percorrendo la SS 17 bis da Paganica in direzione nord, si incontra, costruita sulle rocce e da queste incorniciata, una chiesa - santuario duecentesca, in stile romanico, la chiesa della Madonna d’Appari,


antico santuarioaffresco del XIV-XV secolo

che si puo’ raggiungere anche attraverso un percorso pedonale che, partendo direttamente dall’estremita’ di Paganica all’altezza di un antico fontanile e dei ruderi di un vecchio mulino, costeggia il monte . Al suo lato scorre verso sud il torrentello Raiale, attraversato il quale con un ponticello si accede a un parco in cui e’ possibile sostare e dal quale iniziano dei sentieri che portano ai boschi delle montagne soprastanti.

Fatta costruire dagli abitanti di Paganica per devozione della Madonna che si riteneva essere qui apparsa, la chiesa era in origine una semplice struttura appoggiata sulla roccia e solo più tardi (XIV-XV secolo) fu estesa, con la costruzione di un’alta e slanciata facciata rettangolare, dotata di un portale a tutto sesto con una lunetta affrescata, una finestra circolare e un campanile a vela con tre fornici.L’interno è a navata unica ripartita da due archi con la zona presbiteriale che presenta volte a crociera e pareti completamente affrescate con opere databili al XVI-XVII secolo ( importante ciclo di affreschi di Francesco da Montereale/W ).

Camarda

Dopo il santuario si incontra Camarda, antico centro documentato già nell’XI secolo in una donazione fatta al Monastero di Farfa da Transarico.

Notizie del borgo si hanno gia’ in epoca normanna con le citazioni da una Bolla del 1178 del papa Alessandro III e dal Catalogo dei Baroni. La prima, confermando al vescovo di Forcona Pagano i suoi possessi, la elenca in quelli; la seconda specifica che Camarda, insieme al Vasto e Aragno, è feudo di IV soldati a cavallo, cioè è abitata da 96 famiglie (si ridurranno a 27 nel 1508).

Apprendiamo inoltre, da una inquisitio di Carlo I d’Angiò del 1279, che Camarda era feudo di Jacobuccio d’Introdoco (Antrodoco)

Anche Camarda concorse alla fondazione della città dell’Aquila con un tributo “intra ed extra” di due once d’oro (dai Registri della Cancelleria angioina, 1269) ed edifico’ i suoi “locali” nel Quarto di S. Maria.

Tra i suoi monumenti è da notare la chiesa di S. Giovanni Battista, dalla facciata neoclassica dal portale con architrave. Nell’interno è presente un organo del XVIII secolo (1770-80). Sulla piazza del Treo è presente un orologio pubblico costruito nel 1873, famoso per la sua imprecisione.

Superata Camarda, dopo circa 3 km si giunge ad Assergi, piccolo centro adagiato su uno sperone roccioso e circondato da mura che anticamente avevano 12 torri e tre porte di ingresso con arco acuto.

 

Le mura di Assergi

Nel suo territorio la presenza umana risale al paleolitico superiore e sono state rinvenute nella vicina Grotta a Male tracce della cultura di Rinaldone proveniente dal Lazio.

Alcuni autori identificano Assergi con l’antico Prifernum riportato nella Tabula Peutingeriana.

Assergi risulta citato per la prima volta nel giugno dell’anno 956 in un diploma dell’imperatore Ottone I rivolto al vescovo di Forcona e successivamente, nel giugno del 1178, nella bolla del papa Alessandro III al vescovo Pagano per conferma dei suoi possessi (Assergi era feudo di 1 soldato a cavallo, concesso direttamente dal Re).

Anche Assergi (Castrum Anserici) concorse alla fondazione della città dell’Aquila con il tributo di 7 once d’oro ponendo il suo ‘locale’ nel Quarto di S. Maria di Paganica.

Le famiglie abitanti del borgo risultano, fra il 1400 e il 1500, un centinaio.

Il suo monumento piu’ importante e’ la chiesa di S. Maria Assunta costruita nel 1150 su un cenobio che la tradizione vuole fondato dall’abate Equizio.

 

chiesa romanica

Più volte rimaneggiata, presenta una facciata in stile romanico con terminazione orizzontale, un portale con lunetta ed un bel rosone. L’interno è a tre navate ed il pavimento della navata destra è stato ricavato livellando la roccia viva con lo scalpello. L’abside è semicircolare con sedili intorno, mentre sulle pareti sono presenti tracce di affreschi del XIV secolo. E’ presente una cripta scavata in parte nella roccia che doveva essere la primitiva chiesa di S. Franco.

Sopra Assergi, lungo la strada che porta al passo delle Capannelle, si incontra S. Pietro della Jenca, dove si trova un santuario dedicato a papa Giovanni Paolo II; dai monti vicini a quest'abitato, nei cui versanti e altipiani si vedono frequentemente molte greggi al pascolo, sorge l'acqua di S. Franco, particolarmente rinomata per le sue qualita' di purezza e leggerezza, che rifornisce molti fontanili lungo la strada.

S.Pietro della Jenca

S. Pietro della Jenca


Proseguendo sopra Assergi si arriva agli impianti della funivia che porta a Campo Imperatore sul Gran Sasso;

 

Funivia a Campo Imperatore

si entra anche nell’Autostrada verso Teramo, a fianco dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso/W, importante centro di ricerca internazionale di fisica nucleare.

A est di Camarda troviamo la frazione montana di Filetto, posta a quota 1000 m circa sul livello del mare.

La prima notizia del paese la troviamo in una epistola di papa Alessandro III diretta a Vescovo di Forcona Pagano del 1178, dove si citano i Castelli di Bazzano, Paganica, Assergi, Filetto, Tempera e Camarda con le loro rispettive pertinenze.

Ancora dal Catalogo dei Baroni apprendiamo che i signori di Poppleto avevano direttamente dal Re, nel territorio di Forcona: Paganica, Assergi, Fagnano e Filetto (Filectum).

Come altri castelli della valle dell’Aterno, anche Filetto concorse alla fondazione della città dell’Aquila ed il suo ‘locale’ era nel Quarto di S. Maria. Il numero di famiglie che lo abitava attorno al 1500 era 128.

Filetto ha la chiesa di S. Giovanni Battista, posta nel centro del paese, che fu ristrutturata in parte nel XVI secolo.

A poco meno di un chilometro a NE da Filetto si trovano i resti della chiesa dei SS. Crisante e Daria (XII-XIII sec.), raggiungibile attraverso un percorso di montagna al cui inizio, dietro il paese, sono visibili tracce di abitazioni cavernicole primitive, rupestri.

Apprendiamo da una bolla di Urbano IV che questa chiesa era dipendenza del monastero farfense di Bominaco, in quanto donatagli nel 1012 da Transarico (…in Camarda foris ipso castello et in Crisanto et in Paganica…et in Margine).

Nella riconferma dei beni e privilegi all’abbazia di Farfa da parte dell’imperatore Enrico V, nell’anno 1118, è citato Sancti Chrisanti in Camarda. Sappiamo, da una lettera del papa Celestino III, datata 3 febbraio 1193, che S. Crisante di Filetto era un’abbazia; a navata unica, custodiva un ciclo di affreschi commissionati dai Signori di Poppleto, oggi conservati presso il Museo Nazionale dell’Aquila.

resti della grancia di S. maria di casanova a Campo Imperatore


C:I:L:, IX, pp. 338 341. N. PERSICHETTI, Not. Scavi Ant. 1894,p. 253;1896 p. 51 e p. 105; 1899 p. 358. IDEM, Dell’antico nome del villaggio di Paganica ne’ Vestini,, Aquila 1914; A. LA REGINA, Ricerche sugli insediamenti vestini,in Memorie Lincei 1968 pp. 376ss. E. IOVINETTI,Paganica attraverso i secoli,Sulmona 1973. p.

Fiorenzo,Felice e Giusta furono martirizzati 5 anni dopo, nel 268 ( Acta Sanctorum Iustini Praesbyteris, Felici set Justae in Ugelli, t. VI, p. 828).

Chronicon Casauriense, Rerum Italicarum Scriptores II/2, col. 940.

M.G.H., Dipl., I p. 624. La chiesa è presente anche nell’elenco delle decime vescovili dell’Aquila del 1313.

E. JAMISON, Catalogus, , cit. 1179.

La chiesa fu consacrata dal vescovo di Forcona Odorisio l’8 ottobre del 1195.

U. CHIERICI,La chiesa di S. Giustino presso Paganica,Bull. Pubbl. Istruz. A. XXXIII (1948), n. 4, pp. 355-364.

C.I.L. ,IX. 3580.

Chronicon Casaur., in Muratori, RIS, t. II/2, col. 940.

Reg. Farf. doc.450 , p.162; III, Chr. Farf. II, 29 “ in comitatu Furconino in villa de Pila et Roge et in Trebereet in Petra Latra…”. Dopo 26 anni il medesimo Transarico fece dono di altri beni a Farfa nel medesimo territorio di Tempera.

E. Jamison, cit.,1179.

AA.VV., Archeologia industriale nel Parco della Vera, L’Aquila 1985.

Trae il nome da un’apparizione della Madonna ad una pastorella che ivi andava a pregare presso una edicola votiva.

Reg. Farf., doc. 450, a. 1012, p. 162.. V. MOSCARDI, Cenni topografici e storici di Camarda nei Vestini, in BSSPA, a. VIII (1895), pp. 225-246.

Catalogo dei Baroni di Guglielmo il Buono, 1179.

Archivio Civico Aquilano, segn. U 97/ 1°

DE LELLIS,Notamento ex registris Caroli I, vol. II., f. 780.

C. MINIERI RICCIO,Alcuni fatti riguardanti Carlo I d’Angiò dal 6 agosto 1252al 30 dicembre 1270,Napoli 1874, p. 86.

Abbiamo la Porta Orientale, la Porta del Colle e la Porta del Rio. Le mura erano alte oltre tre canne e spesse quattro palmi.

A.M. RADMILLI, Storia dell’ASbruzzo dalle origini all’età del bronzo, Pisa 1977, p. 152. Il paleolitico superiore è compreso, grosso modo, tra i 35.000 e gli 10.000 anni fa.

IDEM, Abruzzo preistorico, Firenze 1965, pp. 376 e 379. Cultura diffusa nel Lazio, Umbria e Toscana intorno al III millennio a.C.

V. MOSCARDI, Cenni geografici e storici del castello di Assergi, ,BSSPA, 1896, p. 129; E. ALBERTINI, Notes sur l’Itineraire d’Antonin et la Table de Peutinger, in Mel. Arch. Hist., 1907, p. 474ss.; E. GARDNER, The Claudia Nova, in Journal of Roman Studies, III, 1913,p. 210ss. La Tavola Peutingeriana era copia medievale (XII-XIII sec.) a colori di una guida stradale di tutto l’ Impero Romano.

A.L. MURATURI, AIME, VI col. 496.

Cat. Baron. 1178.

A.C.A. segn. U-97/1°

I.C. GAVINI,S. Maria ASssunta in Assergi,in L’arte,a.IV (1901),pp. 316-329 e 391-405.

V. MOSCARDI,Cenni topografici estorici di Aragno, Filetto e Pescomaggiore,, XVIII (1897) pp. 166-174.

L.A.MURATORI, AIME, VI col. 496; S. ZENODOCCHIO, Saggio di toponomastica forconese, cit. pp.245-249.

Catal Baron. 1151

Reg. Farf. doc. 450 a. 1012 ?, vol. III p. 162.

Reg. Farf. doc. 1318, V p. 302.

La lettera esecutoriale era indirizzata all’abate Berardo di S. Crisante, e riguardava una controversia tra questi e il proposto di S. Giorgio di Montebello ( UGHELLI, I coll. 378-379). A. CLEMENTI, L’abbazia dei SS. Crisanto e Daria di Filetto,in “ L’organizzazione demica del Gran Sasso nel medio evo”, L’Aquila 1991, pp. 149-150.

 




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