Alba Fucens

Alba Fucens Alba Fucens

L’antica città di Alba Fucens era posta nel territorio degli Equi ai piedi del monte Velino, su di un colle a circa 1000 m di altitudine, ben fortificata, in posizione strategica. Venne fondata nell’anno 304 a.C., dopo la definitiva sconfitta degli Equi da parte di Roma [1], come colonia latina sine suffragio, abitata inizialmente da 6000 coloni inviati da Roma per tenere sotto controllo la via Valeria e quindi il territorio conquistato[2].

 

sito archeologico

La città crebbe subito in prestigio e già dopo due anni dalla fondazione, ottenne da Roma il privilegio di battere moneta con zecca autonoma[3].

Alba Fucens fu un alleato di Roma nella guerra contro Annibale del 211 a.C., inviando 2000 uomini armati per ostacolare la marcia del cartaginese verso l’Urbe[4], ma due anni più tardi ritiro’ la sua disponibilita’ a contribuire ancora con truppe e e denaro[5] e per questo, nel 204 a.C., fu punita da Roma[6].

Alba fu, fra l’altro, un luogo di confino per personaggi importanti sconfitti dai romani ; fra questi Siface, re di Numidia, alleato di Annibale, nel 203 a. C. e poi, nel 168 a.C., Perseo, ultimo re di Macedonia, con il figlio Alessandro [7] , sconfitti a Pidna (Tessaglia); la tomba di Perseo è stata scoperta nel giugno del 2005 lungo la via Valeria, nei pressi di Magliano dei Marsi.

Ancora, nel 121 a.C., fu confinato in Alba il re degli Arveni Bituito con suo figlio Congentiatos, dopo la sconfitta lungo il Rodano, in Gallia.

Alba mantenne la neutralità durante la guerra Sociale (91- 88 a.C.) e per questo fu più volte assediata dagli Italici[8].

Successivamente alla guerra sociale, gli abitanti ottennero la cittadinanza romana e Alba, divenuta municipio, fu ascritta alla tribù Fabia.

Nella lotta politico-militare tra Mario e Silla, Alba si schierò dalla parte di Mario, mentre nella guerra civile tra Pompeo e Cesare (49- 45a. C.), le sei coorti di Pompeo, stanziate nella città di Alba, si schierarono con Cesare.

Nel periodo imperiale fu iniziata la bonifica del Fucino che determino’, con il conseguente miglioramento dell’agricoltura, una rinascita della città, come possiamo rilevare dagli scavi archeologici.

La crisi della citta’ inizio’ attorno al III secolo d.C. con una decadenza piu’ marcata nel secolo successivo, acuita anche dal forte terremoto dell’anno 346 che demolì parte del foro, ma non determino’ l’ abbando della citta’, come ci dice un’epigrafe che ci ragguaglia su lavori pubblici eseguiti successivamente a tale data. Che Alba fosse viva in quegli anni ce lo dice anche un altro monumento ritrovato in situ, nel pieno centro della città, e cioe’ il miliario LXVIII della via Valeria, risalente a Magnenzio (350- 353).

Il definitivo abbandono della citta’ si ebbe, forse, col terremoto del 375, anche se tracce di baraccamenti costruiti sulle rovine sono venuti alla luce durante gli scavi archeologici.

Il quadro fu ulteriormente peggiorato dalla caduta dell’Impero di Roma, dal crollo delle istituzioni, dalla provincializzazione dell’esercito, dalla mancanza di manutenzione delle bonifiche che portò nuovamente all’impaludamento delle terre, e dalle prime invasioni barbariche.

Sappiamo, inoltre, che nell’anno 537, durante la seconda guerra gotica, ben 2000 soldati svernarono in Alba Fucens per ordine del generale bizantino Belisario[9]. Tutto ciò spinse la popolazione ad allontanarsi dalla via Valeria per trovare riparo in un luogo più elevato, sul colle S. Nicola, dando vita al borgo di Albe.

 

borgo

Albe fu annessa nel IX secolo alla contea dei Marsi con Berardo I, mentre nel 1173, feudo di sette soldati a cavallo[10] , era posseduta da Rugerio.

Dopo la sconfitta di Corradino e la dominazione sveva Albe perse la sua importanza e il suo territorio entrò a far parte del patrimonio della famiglia Orsini (1372), quindi dei Colonna (1428).

Il borgo medievale con il castello Orsini fu distrutto dal sisma del 1915, ed oggi sono visibili i resti in Albe Vecchia, posta a poche decine di metri a nord di Albe.

 

castello medievale

La città antica è circondata da mura megalitiche, che seguendo l’andamento del suolo e si sviluppano per quasi 3 chilometri, con uno spessore di circa 3 metri; la sua costruzione, secondo la maggior parte degli studiosi, risalirebbe al III secolo a.C. e salvo qualche piccolo tratto, si conserva ancora in buone condizioni.

 

resti del borgo medievale

Le mura presentano quattro porte principali di ingresso, tre delle quali con due bastioni di protezione. Quella occidentale, attualmente denominata Porta Massima, e’ larga dieci metri con pilastro al centro ed e’la più importante della città, da cui entrava il diverticolo della Via Valeria;quella posta a settentrione, detta oggi Porta Fellonia, e’ piu’ piccola, larga solo quattro metri, con bastione quadrato sulla destra. La porta meridionale è anch’essa rinforzata con un bastione laterale di otto metri di lato, mentre quella orientale, attualmente detta Porta di Massa, è la meno importante.

Nel punto nevralgico della città è posto il foro (172m x 43,5m ), compreso tra la via di Porta Massima e la via dell’Elefante (cardo massimo), mentre la basilica è sulla via del cardo massimo, di fronte al portico, prossima al macellum (mercato).

Nella città erano presenti le terme, a sud del macellum, di epoca repubblicana, abbellite con diversi mosaici; come tutte le terme erano presenti un calidarium un tepidarium ed un frigidarium, una palestra ed una sala di lettura.

 

resti dui una stanza

 

 

Non distante dalle terme è presente una piazza porticata di forma rettangolare lastricata (84x37m), il santuario di Ercole, probabilmente mercato degli ovini (forum pecuarium). Resti di sacello (14x 5 m) sono sulla parte nord della piazza ed in passato nel suo interno fu recuperata una statua di Ercole.


resti romani

 

statua ercole


Non lontano dalla via dei Pilastri

resti di strada della citta'

sono i resti del teatro (I secolo d.C.), attualmente ricoperti dopo gli scavi. Presentava due ingressi con cavea semicircolare adagiata, in parte, sul colle Pettorino ed in parte realizzata su muratura di sostegno. Il diametro della cavea era di 77 metri, mentre la scena, a pianta rettangolare, di circa 43 x 12 m.

L’anfiteatro è posto nella parte più a sud della città e venne realizzato nel I secolo d.C., con due corridoi voltati di ingresso; e’ di forma ellissoidale, scavato sulla roccia del colle di S. Pietro, con l’asse maggiore di metri 95 ed il minore di 69.

 

anfiteatro della citta'

Sul colle S. Pietro è la chiesa omonima sorta sui resti di un tempio del III sec. a.C., dedicato al dio Apollo; chiesa paleocristiana, assunse l’aspetto attuale solo nel XII secolo, con reimpiego di materiale di spoglio, visibili su tutta la struttura muraria.

 

strada basolata

 

vista della chiesa di S. Pietro da via dei pilastri

retro della chiesa di S. Pietro

chiesa romanica costruita sul sito e sui resti di un tempio romano

L’interno è a tre navate con 16 colonne corinzie ed altare leggermente rialzato per ospitare la piccola cripta sottostante il presbiterio del XII secolo, dove sono visibili resti del primitivo tempio. E’ presente sulla sinistra della chiesa, a metà navata, un bellissimo ambone a due rampe del XII secolo, decorato da piccole lastre di porfido e serpentino. Degne di nota sono le transenne presbiteriali e l’abside del XIII sec. Sulle pareti sono infisse numerose iscrizioni romane e resti di affreschi del XIII. XIV e XV escolo. All’esterno la torre campanaria di forma quadrada (XV) copre interamente la facciata creando un atrio di ingresso. Il portale interno di accesso alla chiesa risale al XII secolo.

 

vista dell'interno della chiesa di S. Pietro

La chiesa fu molto danneggiata con il terremoto del 1915, ma l’attenta ristrutturazione nel 1956, ne ha conservato totalmente la sua struttura romanica .

Tel.0863 519144



[1] LIVIO, X,1.

[2] VELLEIO, I,14. Volendo considerare 4 o 5 persone per nucleo famigliare, raggiungeremo la ragguardevole cifra di 24000-30000 persone che si insediarono sul territorio equo, non considerando i nativi del luogo. Le mire romane sul territorio equo, successivamente marso e quindi vestino facevano parte di un piano ben più vasto, quello di aprire a Roma la strada verso la conquista della Puglia.

[3] A. STAZIO,La monetazione argentea di Alba Fucens, in Annali dell’Istituto Italiano di Numismatica, 1956, n. 3 43-64; J. MERTENS,La colonizzazione romana tra la guerra latina e la guerra annibalica, in Dial. Arch., 1988, pp. 87- 104 ( 99ss.). Furono coniate monete a partire dal 302 a.C. fino al 263 a.C. : il Di obolo, l’Obolo e l’Emiobolo.

[4] APPIANO, De bello annibalico, VIII,39. La fedeltà fu legata anche al fatto che erano presenti i discendenti dei coloni i venuti da Roma.

[5] LIVIO, 29, 15, 2.5. Il rifiuto fu motivato per mancanza di risorse economiche.

[6] IDEM, 29, 15, 6-10.

[7] Dopo due anni di dura prigionia il re macedone morì.

[8] La causa scatenante la guerra Sociale, detta anche Italica o Marsica, combattuta da Roma contro i municipia italici, era legata alla richiesta di cittadinanza romana da parte di questi ultimi.

[9] PROCOPIO DA CESAREA, Guerra gotica, II, 7.

[10] Cat. Bar. ,1110.

 




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