Corfinio

Corfinio Corfinio

Corfinio (l’antica Corfinium) è un Comune di circa 1000 abitanti situato nella conca di Sulmona, non lontano dalla confluenza del fiume Sagittario nell’Aterno, a 346 m sul livello del mare; sorge presso i ruderi dell’antica Corfinium, ‘metropoli dei Peligni’, come la volle chiamare Strabone.

La prima presenza umana sul territorio possiamo datarla al V secolo a.C., come rilevato da scavi archeologici di fine Ottocento. Intorno al 480 a.C., Corfinio ebbe rapporti di scambio economici e culturali con i vicini Equi e con i Marsi e nel 308/302 a.C. fu assoggettata a Roma, pur conservando una autonomia in politica interna. Data la sua strategica posizione nell’Italia centrale, in quanto crocevia di importanti arterie stradali, quali la Via Valeria e la Via Campana, Corfinium fu eletta dai popoli assoggettati a Roma ( Socii della Lega) come citta’ di riferimento e Capitale della Lega Italica, nella guerra sociale (90-88 a.C.) per rivendicare la cittadinanza romana.


ruderi all'ingresso di Corfinio targa sul rudere all'ingresso di Corfinio

Chiamata Italica dai Socii, fu sede di governo con 500 senatori; vi vennero eletti due consoli e per l’occasione furono coniate monete con la scritta Italia[1].

 

moneta della Lega italica

Fu una guerra aspra e incerta e Roma, risultando vani i tentativi di raggiungere la vittoria, si vide costretta a cedere alle richieste di cittadinanza degli italici; alla fine del 90 a.C., il console Lucio Giulio Cesare, zio del dittatore, fece votare al Senato la Lex Julia de Civitate che dava la cittadinanza a tutte le comunità rimaste fedeli a Roma[2]. All’inizio dell’anno successivo (89 a.C.) Roma promulgo’ la Lex Plautia Papiria che estendeva la cittadinanza romana ai Latini e a tutti gli Italici, senza distinzione[3].

Nella primavera dell’89, all’avanzare dell’esercito romano, il governo degli Italici fu trasferito a Boiano nel Sannio, ed il 30 aprile il generale romano Gneo Pompeooccupò Corfinio con le sue tre legioni. Terminata la guerra con la sconfitta degli Italici, i territori occupati passarono sotto il controllo di Roma e Corfinio, divenuto municipium, fu assegnato alla tribù Sergia.

Successivamente la città si accrebbe notevolmente e nel I secolo d.C. raggiunse un grande sviluppo urbanistico; doveva essere una citta’ importante in quel periodo, se neppure Cesare, durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo (49 a.C.), avendola assediata per aver dato rifugio ai suoi nemici, una volta entratovi, la risparmio’ assieme ai suoi abitanti.

Nella città erano presenti un Foro ed una Curia[4], un macellum (che un tale Lucceius fece ricostruire a sue spese perché cadente[5]), basiliche (CIL, IX, 3162) ed edifici termali (CIL, IX, 3152-4).

Corfinium aveva due acquedotti, il più importante, detto Forma di Raiano o Canale Corfinio II, captata l’acqua dal fiune Aterno nei pressi di Molina Aternoraggiungeva la città con un percorso di cinca 9 km, dei quali quasi la metà ipogeo; l’altro era alimentato dalle acque del fiume Sagittario. Da scavi archeologici degli anni ’90 del secolo passato, ad est del centro abitato, in contrada S. Ippolito, vennero alla luce una Domus urbana, con pavimentazione mosaicata ed un tempio dedicato ad Ercole[6].

Con la crisi demografica del II secolo d.C. e successivamente, dopo la caduta di Roma, la città decadde, come le altre antiche città dell’Abruzzo interno e con le successive invasioni barbariche si ebbe un preassoche’definitivo abbandono.

La citta’ risorse nel periodo longobardo divenendo sede dell’importante gastaldato di Valva, ricco di vasti possedimenti.

Corfinio fu assalita e depredata dai Saraceni nell’881; la sua cattedrale subi’ la stessa sorte e fu in parte distrutta, poi, ricostruita, subì ancora danni nel 937 per un incendio ad opera degli Ungari.

In quegli anni Corfinio cambio’ nome in Pentima e qui giunse l’imperatore Ottone I che prelevo’ le spoglie della Martire S. Lucia, ivi custodita, nel 969 le trasportò in Francia.

Nel 1075 il vescovo Trasmondo, figlio del conte Oderisio dei conti dei Marsi, inizia a ricostruire la cattedrale di S. Pelino; fondata originariamente su un cimitero paleocristiano in cui era sepolto il Martire S. Pelino gia’vescovo di Brindisi (come riportato dal Chronicon Casauriense) risale ai tempi di Giuliano l’Apostata ( 331-363), ma il cantiere fu sospeso nel 1092, consacrando

ciò che fino a quel momento era stato realizzato (un transetto monoabsidato, col titolo di oratorio di S. Alessandro, quello che ancora oggi si vede sul lato destro della chiesa di S. Pelino).

I lavori della basilica furono ripresi dal vescovo Gualtiero nel 1104 e portati a termine nel 1124.


facciata della chiesa di S. Pelinochiesa di S. Pelino - Retrochiesa di S. Pelino, dalla facciata laterale

Nel 1181 la chiesa fu consacrata nuovamente con la deposizione delle reliquie di S. Pelino.

Un altro incendio nel 1229 la danneggiò e sappiamo che venne restaurata sei anni più tardi, nel 1235. Più volte i terremoti arrecarono danni alle sua strutture e dopo quello del 1703 fu ristrutturata in stile barocco, rimosso negli anni ’70 del secolo passato.

La facciata, nella parte inferiore presenta un portale architravato con lunetta a tutto sesto ed ai lati sono presenti due grandi archi ciechi, forse ciò che resta di un porticato, con lesene piatte e capitelli corinzi. La parte superiore a coronamento orizzontale, di epoca successiva, non presenta elementi di spicco.

L’interno è diviso da tre navate con pilastri ed archi a sesto acuto ed un arco trionfale a tutto sesto precede il transetto e la navata centrale termina con abside del XIII secolo. Il pulpito, posto sulla destra della navata centrale, è poggiato su quattro colonnine.

 

Interno della chiesa di S. Pelino

Sulla sinistra della chiesa è presente il Museo delle antichità corfinesi, realizzato nel 1880 da De Nino, che si articola in due ambienti.

La cattedrale di S. Pelino si trova presso il vicino centro storico di Corfinio, la cui piazza principale, piazza Corfinio, racchiusa da palazzi disposti a ventaglio, occupa il sito dell’antico teatro di epoca romana[7].



[1] I Socii alleati di Roma, pur essendo autonomi in politica interna, non godendo del diritto di cittadinanza e degli annessi privilegi, erano obbligati ad inviare soldati a Roma in caso di guerra. All’assemblea degli Italici erano presenti, oltre i Peligni, i Marsi, i Marrucini, i Vestini, i Piceni, i Sanniti ed i legati dell’Apulia e della Lucania. L’assemblea era costituita da 500 senatiri, due consoli, uno Sannita e l’altro Marso. Le monete coniate in argento, sul dritto mostravano un profilo femminile con corona laureata e la scritta ITALIA. Nel rovescio erano presenti otto guerrieri schierati su due file che giuravano fedeltà alla lega Italica, con la spada rivolta in basso.

[2] P. BONFANTA, Storia del diritto romano, Milano 1909, p. 340.

[3] La legge fu proposta dai tribuni Marco Plauzio Silvano e Caio Papirio Carbone. Promulgata la legge, entro sessanta giorni poteva essere presentata richiesta al pretore, dichiarando il proprio nome e la città di origine.

[4] DIODORO SICULO XXXVII, 2, 4-7.

[5] CIL, IX, 3172. M. BUONOCORE, Fonti latine, cit., I, p. 225.

[6] M. BUONOCORE, Il santuario di Ercole a Corfinio. Prime ricognizioni epigrafiche in L’Abruzzo e il Molise, cit., II, p. 601ss.

[7] Il teatro, costruito nel I secolo a.C., aveva una cavea di 75 m di diametro, ed i resti sono ancora visibili nelle cantine degli stabili. Da un’epigrafe (CIL. IX, 3173) apprendiamo che la sua costruzione fi curata dal quattuorviro quinquennale T. MITTIUS CELER.

 




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