Civita di Bagno

Civita di Bagno Civita di Bagno

La strada che da Bagno prosegue per Ocre, quindi per Rocca di Cambio, altopiano di Rocca di Mezzo, Rovere, Ovindoli, Celano (ex ss. 5 bis), è stata da sempre un tramite importante. In epoca preromana, quando l’altopiano delle Rocche faceva parte del territorio degli Equi, questa strada collegava le due grandi direttrici abruzzesi, la Via Tiburtina -Valeria- Claudia (da Roma per Ostia Aterni, l’odierna Pescara) e la Via Claudia Nova (da Foruli, l’odierna Civitatomassa a Bussi).

Le fonti storiche non ci tramandano il nome di questa strada, che l’archeologo Bunsen nella prima metà del XIX secolo volle chiamare via Claudia[1]. In un lavoro più recente Orsatti ritiene che questa via sia stata un diverticolo della Via Poplica Campana[2].

Dagli antichi itinerari apprendiamo che a due miglia da Aveia (Fossa), era Frustenias e che altre XVIII miglia separavano quest’ultima da Alba Fucens[3]. Sulla base della distanza fra Civita di Bagno (l’antica Forcona) e il bivio per Alba Fucens, cioe’ esattamente 27 km (XVIII miglia romane), si potrebbe ritenere valida l’identificazione di Frustenias con Civita di Bagno,

Nel medioevo l’altopiano divenne un’importante e trafficato centro economico- commerciale, data l’abbondanza dei pascoli e dell’allevamento di bestiame, ed è per questo che la strada fu detta Via Grande [4]. Lungo di essa, in luoghi elevati, vennero allestiti in quel periodo diversi punti strategici e di avvistamento per la difesa territoriale[5].

Lungo questa strada re Carlo I d’Angiò, passando per Ovindoli, raggiunse la città di Albe (Alba Fucens) per contrastare le truppe di Corradino di Svevia.

Nel 1424 questa strada fu percorsa dal capitano di ventura Caldora con i suoi armati e le truppe di papa Martino, che, partiti da Celano e passando per Rocca di Mezzo scesero nella valle dell’Aquila per affrontare le schiere di Braccio da Montone[6].

Resti di questa strada lastricata furono osservati nella prima metà dell’Ottocento da Liberatore, che ne descrisse il percorso[7].

Il territorio di Bagno raggruppa diverse frazioni: Bagno Grande, Ripa Vallesindola, S. Benedetto, Sant’Angelo, Contrada Comino, Bagno piccolo, Civita.

E’ ormai assodato che l’antica città di Furcona sorgesse non lontano dalla odierna Civita di Bagno e dai resti dell’antica cattedrale di S. Massimo[8]. Scavi archeologici, in passato ed in corso, ne danno piena conferma, con rinvenimenti di resti di villa, epigrafi, mura, mosaici[9] (Complesso monumentale e archeologico di Forcona.

visita al sitomura delimitanti il sito archeologico

 

resti di pavimento a mosaico

 

resti di pavimento a mosaico


E’ possibile che Furcona sia stata in epoca romana un vicus della vicina Aveia ed e’ certo che dopo la distruzione di quest’ultima da parte dei Goti ne ereditò la diocesi[10]; un suo vescovo di nome Florio partecipo’ al Concilio ecumenico di Costantinopoli presieduto da papa Agatone nell’anno 680 [11].

Con la caduta dell’Impero d’Occidente assistiamo intorno al IV secolo alla nascita della regione Valeria e Furcona vi fu annessa insieme ad Amiterno, Carsoli e Rieti [12].

Dopo la guerra greco-gotica (535-553) il territorio fu sottoposto all’esarcato di Ravenna per essere poi soggetto ai longobardi, probabilmente intorno al 571-574, divenendo un importante Gastaldato; ne abbiamo notizia in un placito dell’anno 776 del duca Ildeprando in Roma[13], in cui si cita il gastaldo furconese Majorano. Nell’anno 843, con la creazione della contea dei Marsi (autonoma dal ducato di Spoleto), costituita dalla Marsica[14] e dai Gastaldati di Furcona, Amiterno, Rieti, Valva e Pinna e che nel 926 fu divisa in due comitati, uno orientale (con Penne, Teate ed Apruzzo) e l’altro occidentale (con Furcona, Amiterno, Valva, la Marsica e Rieti).

Il papa Niccolò II nell’anno 1059 consacrò S. Raniero vescovo di Furcona con l’incarico di costruire la fabbrica della cattedrale di S. Massimo nel luogo della preesistente chiesa.

Nell’anno 1143 i normanni conquistarono la Marsica, annettendovi Furcona , Amiterno e Rieti[15]; in quest’epoca , nell’anno 1158 Furcona era feudo di 1 soldato a cavallo[16].

Nel 1252 venne eletto l’ultimo vescovo di Furcona Berardo di Padula che il 20 febbraio del 1257 divenne vescovo della nova città dell’Aquila fondata tre anni prima.

Civita di Bagno (o Civitas S. Maximi) prese parte alla fondazione della città dell’Aquila, la sua tassa essendo di 8 once d’oro, ed il suo ‘locale’ era nel Quarto di S. Giorgio; nel 1508 risulta abitata da 16 fuochi, pari a 81 persone.

Presso Civita di Bagno lungo la SS 5 sono ancora visibili i resti dell’antica cattedrale di S. Massimo edificata tra il 1060-1077, durante il vescovato di S. Raniero, sulle strutture di una chiesa preesistente:


antica cattedrale resti all'interno della cattedrale


una torre, tre absidi semicircolari con coronamento ad archetto e il perimetro delle mura. Da questi resti possiamo dedurre che la chiesa era rettangolare, con l’interno a tre navate ad archi a tutto sesto retti da colonne scanalate; sulla parete sinistra una scala dava accesso ad una cripta a tre navate, posta sotto il piano del presbiterio. La facciata esterna, che forse aveva un rosone centrale, presenta resti di una massiccia torre quadrata.

Degno di nota nel paese il palazzo cinquecentesco appartenuto alla famiglia Antonelli-Oliva che in passato ospitò una accademia letteraria. Al di sotto del palazzo si sono rinvenuti i resti delle terme romane.

foto di gruppo




[1] Ch. BUNSEN,La pianura Marsica ossia del lago Fucino,in AnnaliIst. Com. Archeol. 1834 p. 125.

[2] B. ORSATTI, La Via poplica Camapan da Amiternum ad Alba Fucens, Boll. Deput. Abr. Stor. Patr. LXXXI (1991), pp. 158-161.

[3] Tabula Peutingeriana, seg. V. La Tabula Peutingeriana è copia medievale (XII-XIII secolo) di una rappresentazione cartografica a colori dell’Impero Romano dove sono riportati schematicamente: mari, monti, fiumi, porti, terme, magazzini, stazioni di sosta e di ristoro. A.-M. LEVI,Itineraria Picta.Contributo allo studio della Tabula Peutingeriana, Roma 1991.

[4] A.L.ANTINORI, Corografia, cit., vol. XXXI p. 644; G.B. SCARLATTA, Regesto delle antiche pergamene di Fossa, p. 97.

[5] Nell’anno 1271 e precisamente il 13 luglio, presso Rocca di Cambio furono assaliti e derubati due mercanti fiorentini ( S. TERLIZZI,Documenti delle relazioni tra Carlo I d’Angiò e la Toscana, I° parte, Roma, 1914, pp. 204-205 n. 374), A. CLEMENTI L’Altipiano delle Rocche tra alto e basso Medioevo, in Ambiente e Territorio nel Comprensorio delle Rocche…, Atti del Convegno (Rocca di Mezzo 28-29 giugno 1985), L’Aquila 1990, pp 27-41.

[6] A. DI COSTANZO,Storia del Regno di Napoli, Napoli MDCCCXXXIX, P. 274. Il capitano Giacomo Caldora fu introdotto alle armi da Braccio, per il quale militò. Fu al servizio della regina Giovanna II che insieme a Muzio Attendolo Sforza, nel 1415, sconfisse a L’Aquila Antonuccio Camponeschi.

[7] G. LIBERATORE, Opuscoli vari. La navigazione della Pescara, Aquila 1834-1839: “Una via chiaramente lastricata in certezza corre da S. Martino di Ocre verso i Cerri, da’ quali si sbocca al di sotto di Rocca di Cagno, ove al lato alla pubblica strada, sito della chiesa di S. Lucia,…precisamente per lo piano di Rocca di Mezzo si giunge ad Albi per la montagna detta Magnola, ove più volte vidi pochi punti e lievi rotaje, ed intagli su selci di antica via…”

[8] S MASSONIO,Dialogo dell’origine della città dell’Aquila, MDXCIII p. 20; A. LA REGINA, Ricerche,cit. pp. 383.

[9] Dal sito sito archeologico prossimo ai resti della chiesa di S.Massimo, località Moritola, sono venuti, nel corso di questi ultimi anni, resti dui villa tardo-repubblicana, con numerosi vani disposti lungo un peristilio, con pavimentazione a mosaico cromato (opus tassellatum) ed originali strutture di sostruzione.

[10] I. LUDOVISI, Storia dei contadi di Amiterno e Forcona fino al secolo XIII, BSSPA, 1895, p.44; A. ALINARI, l’antica chiesa di S. Massimo cattedrale di Forcona,p. 68. S. ZENODOCCHIO, Saggio toponomastica forconese, cit. pp.252-254. Insieme alla diocesi di Aveia furono furono trasferite anche le reliquie del marire S. Massimo in quella di Furcona.

[11] UGHELLI, I 412-25.

[12] PAULI WARNEFRIDI,Historia Langobardorum, II, 20, in M.G.H. Scriptores Rer. Langobard. Et Ital. Saec. VI-IX, Hannoverae, 1878, p. 84.

[13] Reg. Farf.,II, p. 89. Il gastaldo o castaldo era un ufficiale regio che agiva per conto dei sovrani longobardi, deputato al controllo delle amministrazioni dei singoli ducati con poteri giudiziari e militari.

[14] C RIVERA, LAnnessione delle terre d’Abruzzo al Regno di Sicilia, in Archivio Storico Italiano, 84, (1926) pp. 199-309 (201-202).

[15] IDEM, L’Annessione.cit. p. 253 nota 1; 257.

[16] IDEM, 1222, ‘ Berardus episcopus Forconensis dixit quod tenet Civitatem Sancti Maximi in Forcone que sicut dixit est pheudus 1 militis.

 




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