Alfedena

Il Comune di Alfedena (l’antica Aufidena) sorge ai piedi dei monti Meta, presso il Rio Torto a oltre 900 m di altitudine. Qui, nella valletta del Curino a monte dell’attuale centro, era situato attorno al VII secolo a.C. un insediamento italico, come ci indica la presenza di resti di mura megalitiche di prima maniera, con porte, tempio e basilica; più in basso vi era un’ampia necropoli, con sepolture che vanno dal VII al III secolo a.C.[1].

Il borgo era denominato Aufidena e fu stimata tra le più importanti città dei Sanniti Pentri[2]; fu conquistata dai romani del console Fulvio Massimo Centumalo[3]nel 298 a.C. durante la terza guerra sannitica.

Successivamente la città sorse più a valle dove era l’antica necropoli e solo nell’anno 49 a. C. Aufidena divenne Municipium[4].

Dopo la caduta dell’Impero romano qui e in tutta la Provincia Valeria si diffuse il cristianesimo; apprendiamo da una lettera di papa Gelasio I (494-495) di un episcopus civitatis Aufidenae (Alfedena), che era quindi sede di diocesi, poi distrutta dai longobardi[5].

Apprendiamo dalla Cronaca di S. Vincenzo al Volturno che nell’anno 975 l’abate Paolo concesse in enfiteusi a tre abitanti del contado valvense un castello e terreni in Alfedena, prossimi al fiume Sangro e il torrente Zittola[6] che erano di proprietà del Monastero.

Attorno all’anno Mille venne edificato un castello di avvisatamento nella parte più alta del borgo, mentre una torre poligonale fu edificata più tardi, in periodo normanno[7], quando era signore del feudo, gravato di III soldati a cavallo[8], Simone (1140/1160) dei Sangro .

Nel 1229 Alfedena fu attaccata e distrutta dalle truppe pontificie al comando di Giovanni di Brienne e del cardinale Colonna, perché fedele a Federico II.

Tra i monumenti da vedere, la chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo risalente al XIII secolo, distrutta durante l’ultimo conflitto e ricostruita nel 1954; la sua facciata di stile romanico conserva il bel portale ogivale con colonnine tortili e l’interno è a quattro navate.



[1] Secondo stime fatte in passato le tombe dovrebbero essere circa 10.000 e quelle scavate sono poco più di 2000. Il materiale è conservato presso il Museo Civico Aufidenate “ De Nino”.

[2] PLINIO, III, 107.

[3] LIVIO, X, 12, 9. L. MARIANI, Alfedena, in “ Monumenti Antichi dei Lincei”, 10, 1901, coll. 225ss. A. LA REGINA, Guide Archeologiche Abruzzo, cit, pp. 260-267. F. VAN WONTERGHEM, Forma Italiane, IV, 1 (Superaequum-Corfinium-Sulmo), Firenze 1984, p. 54, nota 447.

[4] CIL, IX, 2805. M. BUONOCORE, Note storico epigrafiche su Aufidenain L’Abruzzo e il Molise, cit. II, pp, 553-559 (553). Fu ascritta alla tribù Voltinia nella IV Regio Sabina et Samnium.

[5] F. LANZONI,Le diocesi d’Italia dall origini al principio del secolo VII (a. 604), pp. 378ss.

[6] Chron. Volt. 433. Il torrente Zittola scorre a sud-est di Alfedena.

[7] La torre ottagonale in stile normanno, attualmente conserva solo sei lati

[8] Cat. Baron. 1079.

 




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