Pettorano sul Gizio

Pettorano sul Gizio Pettorano sul Gizio

Il paese di Pettorano, lambito dal fiume Gizio e dal torrente Riaccio, è adagiato su di una collina alle pendici del monte ‘La Guardiola’, a oltre 600 metri di altitudine.

 

borgo

antico borgo

Posto nella parte più meridionale della piana di Sulmona e popolato da circa 1320 persone, è costituito da quattro frazioni: Conca, Frascate, Vallelunga e Valle Pescara.

Il territorio era abitato già dal paleolitico, come testimoniano resti di utensili trovati presso il Monte Genziana, ma e’ soprattutto l’attivita’ abitativa in epoca italica e romana, documentata rispettivamente dai ritrovamenti di un grande centro fortificato del VI-V secolo a. C.[1] sul monte Mitra e da altri reperti ed epigrafi in dialetto peligno[2] rinvenuti lungo il fiume Gizio, che ha permesso poi lo sviluppo del borgo.

Abbiamo notizie di Pettorano a partire dall’anno 871d.C., e precisamente dal Chronicon Volturnense, ma all’epoca longobarda e’ da far risalire la sua primitiva torre di avvistamento a puntone con pianta pentagonale, che poi e’ stata ampliata con torri circolari ai lati al periodo delle ripetute invasioni normanne.

Nell’XI secolo i conti di Borrello discendenti dai conti di Valva[3] possedevano il borgo che nel 1229 fu conquistato dal cardinale Giovanni Colonna e da Giovanni di Brienne, come riportato dalla Cronaca di S. Germano[4]. Dieci anni più tardi il feudo passò alla famiglia del Ponte che nel 1269, con Oderisio, si schierò a favore di Carlo I d’Angiò contro Corradino di Svevia; risale a questo periodo la costruzione della cinta di mura che ancora conserva cinque delle sei porte originarie (la Porta di S. Marco o delle Macchie, situata presso il castello, quella di S. Nicola, quella delle Frasche, quella del Mulino, la Porta Cencio o Reale a ricordo della visita di Re Ferdinando di Borbone e la Porta di S. Antonio o Cimenilli).

Nel 1316 Pettorano passò ai duchi Cantelmo, la cui originaria dimora è il rinascimentale Palazzo Ducale, che resta ancora una fra le cose notevoli da visitare nel borgo; di struttura quadrata, all’interno ha un ampio cortile con fontana e una bella scala.

Non lontano dal castello è il Palazzo detto “Castaldina”, sede degli amministratori (castaldi) dei Cantelmo. Altri palazzi importanti sono il palazzo Croce, che conserva l’unico frammento presente in Occidente dell’Editto di Costantino, il palazzo degli Orsini e il Palazzo Vitto-Massei che ospitò Re Ferdinando di Borbone nel 1832.

La chiesa più grande del paese è la chiesa Madre, risalente al ‘400; edificata sui ruderi di una chiesetta del ‘200, ci si accede attraverso una scalinata a doppia rampa ed all’interno, a navata unica, sono presenti diverse cappelle laterali.

Altra chiesa notevole è quella di S. Nicola, eretta sui resti di un tempio pagano e citata in una bolla di papa Lucio III del 26 marzo del 1183.

Un altro monumento importante e’ il trecentesco santuario di S. Margherita di Antiochia, protettrice del paese.



[1] Le mura di cinta si sviluppano per circa 4,5 km racchiudendo un’area di forma ovoidale di 83 ettari, all’interno della quale sono stati rinvenuti frammenti di ceramica ad impasto, materiale in bronzo, ferroe tombe a fossa.

[2] V. PISANI, Le lingue dell’Italia antica oltre il Latino,Torino 1986, p. 112.

[3] G. CELIDONIO,La diocesi di Valva e Sulmona, Casalbordino 1909-12, II, 143, 145.

[4] RICCARDO DI S. GERMANO, Cronaca, ad a. 1229; CIARLANTI, Memorie storiche del Sannio, Libr. IV, cap., 20.

 




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