Acciano, Beffi, Rocca Preturo

Acciano, Beffi, Rocca Preturo Acciano, Beffi, Rocca Preturo

Il Comune di Acciano, posto sulla sponda sinistra dell’Aterno a circa 700 metri di altezza, e’ arroccato su uno sperone di roccia; il suo nome deriva forse dal gentilizio romano Accius e che fosse abitato in epoca romana lo testimoniano reperti di strutture e laterizi riconducibili al II-I secolo a.C. (forse di un tempio italico-romano) ritrovati presso la chiesa di S. Lorenzo.

Quattro sono le sue frazioni: Beffi, Roccapreturo, San Lorenzo e Succiano.

La parte più antica del paese entro le mura conserva ancora l’aspetto di borgo per la presenza di case fortificate e di tre porte d’ingresso: Porta dell’Aia, Porta Martino e Porta Torrone.

In una concessione livellaria dell’anno 998, relativa al monastero di S. Vincenzo al Volturno, vennero elencate alcune terre poste nel territorio valvense, tra le quali “lu campu de Aczanu”.

Del borgo fortificato di Acciano abbiamo notizie risalenti all’XI secolo, tratte da un atto di donazione del capitano normanno Ugo di Malmozzetto, mentre dal Catalogo dei Baroni apprendiamo che nel 1185 Acciano era feudo di Gualtiero, figlio di Gionata di Collepietro, con un solo soldato a cavallo; gia’ allora aveva le sue chiese di S. Maria di Acciano, di S. Pietro e Lorenzo e S. Petronilla, come risulta da una bolla papale del 1183.

Nel 1294 Pietro da Morrone, futuro papa Celestino V, transito’ per Acciano nel suo cammino da Sulmona ad Aquila, e la tradizione vuole che qui compisse il suo primo miracolo.

La chiesa di S. Maria della Salute ricorda la miracolosa guarigione avvenuta in questo luogo.

 

ad Acciano

Nel 1419 la terra di Acciano fu acquistata dagli aquilani e incorporata nel contado della citta’, di cui occupava un locale nel Quarto di S. Giorgio; i suoi abitanti risultano essere, nel 1508, 186 persone riunite in 34 fuochi.

Tra i monumenti di interesse in Acciano abbiamo la chiesa parrocchiale dei S.S. Pietro e Lorenzo del XVI secolo. Presenta all’esterno un portale architravato risalente al 1534 con sopra una lunetta affrescata e a lato un campanile a vela con due fornici; all’interno, di stile barocco, dove sono presenti statue in pietra e un battistero rinascimentale, si conservano le reliquie dei Santi Antonio da Padova, Petronilla, Pietro e Rocco.

Sopra il centro abitato vi è la chiesetta rurale di Santa Petronilla, patrona del paese, edificata nel XII secolo, la cui facciata presenta un semplice portale e due quadrette ai lati. L’interno e’ ad aula unica con volta a capriata in legno e sulla parete sinistra è presente una edicola con affresco di Madonna e Bambino. Abbiamo ancora la Fontana pubblica del Rinascimento, costruita nella prima metà del Quattrocento, racchiusa in una nicchia con arco a tutto sesto sostenuta due grosse colonne quadrate nella quale l’acqua, da due mascheroni in pietra, riempie la fontana.

 

Non distante dalla stazione vi è un antico mulino ad acqua con segheria e frantoio, risalente al X-XI secolo ed attivo fino al 1960.

 

ad Acciano

 

al mulino


Nei pressi si scorgono i ruderi della chiesa di S. Antonio Abate, con resti di affreschi di vite di Santi e di S. Antonio in particolare.

Tra i cittadini più illustri del paese, spicca senza dubbio la figura di Giuseppe Catoni, detto il “Gigante di Acciano”, per la sua ragguardevole statura di 2,25 metri. Nacque il 18 novembre del 1820, come ricorda la targa commemorativa posta davanti alla sua casa. Dal fisico prestante e dal carattere gioviale, divenne famoso in tutta l’Europa, visse presso la corte di Francia, per espresso desiderio del re ed in quella dello zar di Russia.

Adagiati su di uno sperone di roccia a 645 m di altezza si scorgono ancora oggi i resti dell’antico borgo fortificato di Beffi, fra i quali spicca il torrione di avvistamento a pianta poligonale non regolare, con la sua porta di accesso a sesto acuto.


a Beffi

 

a Beffi

Mentre l’interno del torrione e’ costituito da vani sovrapposti, un recinto murario racchiudeva l’area utilizzata dal signore del feudo con i suoi armati e, in caso di pericolo, dagli abitanti del territorio.

Nel tenimento di Beffi vi e’ la chiesa di S. Lorenzo, la cui parrocchia originaria era presente nel territorio già nell’XI secolo, quando la chiesa passo’ dal territorio valvense all’abbazia di Farfa.

La chiesa attuale ha un portale seicentesco sovrastato da una finestra; l’interno e’ a tre navate e termina con un’abside a forma quadrata.

La prima domenica di giugno una processione parte da Beffi per raggiungere le coste di S. Erasmo (1303 m s.l.d.m.), poste a cavallo tra la media valle dell’Aterno e la Piana di Navelli.

La manifestazione si svolge lungo il “sentiero di S. Erasmo” e termina davanti la chiesetta omonima, con la celebrazione della messa. L’edificio risale probabilmente, al XVI secolo e nell’interno vi è un affresco del Santo, ritenuto protettore delle malattie dell’intestino.

In epoca normanna il borgo era posseduto per un terzo dal figlio di Rainaldo di Beffi, quale feudo di dodici famiglie. In epoca angioina faceva parte del contado aquilano risultando tassato per 10 once d’oro. Il borgo risulta ancora presente nella stima dei beni e dei fuochi del contado aquilano di Ladislao del 1409.

Cento anni più tardi, nella numerazione dei fuochi del 1508, nel Castrum Beffi erano presenti 16 famiglie per un totale di 87 persone.

Nel vallone dell’Aterno, proprio sotto al castello di Beffi, sulla fiancata del monte e a ridosso del fiume, sono presenti e ancora in buono stato alcuni antichi e suggestivi monumenti: la chiesetta di S. Maria Silvana

 

nelle gole di Beffi

e i resti di epoca romana di un singolare ponte a due arcate e tracce del basolato di una strada che si perdono nel fiume.

 

nelle gole di Beffi


Troviamo citata per la prima volta la frazione di Roccapreturo, in origine Preturo, nel X secolo, in un documento che attesta una delle tante distrazioni dei beni del territorio di Valva verso l’abbazia di Farfa, ad opera dell’abate Giovanni III. Nell’anno 1185 Roccapreturo era feudo di un soldato a cavallo e apparteneva, datogli direttamente dal Re, a Gualterio, figlio di Gionata.

Preturo divenne borgo fortificato in seguito all’invasione normanna. Dalla Cronaca di S. Vincenzo al Volturno apprendiamo, infatti, che con la venuta dei Normanni e con i loro saccheggi, le ville dei territori occupati iniziarono a trasformarsi in castelli per garantire la sicurezza e nel contempo gettare le basi per più solidi poteri.

Nell’anno 1269 Rocca de Preturo risulta tassato da Carlo I d’Angiò per 3 once d’oro.

Un secolo e mezzo dopo, nel 1409, Rocha de Peturo viene citato nella numerazione dei fuochi come appartenente al quartiere del contado aquilano di S. Giorgio.

Il borgo di Roccapreturo è simile a quello di S. Pio delle Camere e di Bominaco, con una cortina muraria di forma triangolare, con al vertice in alto una massiccia torre a base pentagonale di circa 19 m di altezza. Attualmente la struttura del castello-fortezza è molto degradata.



Il gentilizio Accius è presente in una epigrafi di Carsoli: T. Accius.T .l. Vitalis sev(ir) Aug(ustalis) CIL IX, 3187.

Chron Voltur. Libellus de Valva, 421. Il contratto agrario venne stilato dall’abbate Giovanni IV (998-1007).

Nel giorno 15 aprile dell’anno 1092, Ugo di Gilberto, detto Malmozzetto, fece dono alla chiesa di S. Pelino, del monastero di S. Brnardo e dei suoi beni, tra i quali quelli in Acciano.

Cat. Bar.1185. Gualtierus filius Jonathe de Collepetri tenet a domine Rege in Balba Collepetri…et Turrim que ei pertinet de Aczano quod est pheudum 1 militis.

L’ermita, mentre attraversava il borgo ebbe modo di benedire un epilettico di nome Dorricello e di guarirlo.

Venne citata nella Bolla di papa Lucio III del 1183 e quelle successive del 1188 e 1224.

Il borgo risultava in rovina alla fine del XVIII secolo.

Chron Farf. I, p. 150, Bezo filius Berardi et Iohannes filius Guinisii et Dodo filius Iohannes concesserunt in hoc monasterio aecclesiam Beati Laurentii in territorio Balbensi in pertinentia castelli Bephi, ( Reg. Farf. ,doc. 936, a. 1062?-1064?).

Cat. Baron.,cit., 1196, ...et filius Raynaldi de Beffe tenent in Balba de eodem Gentili (di Raiano)tertiam partem Beffe, pheudum dimidii militi.Dieci anni più tardi: Bernardus filius Bezonis concessit in hoc monasterio quartam partem aecclesiae Sancti Laurentii de Bephi ubi dicitur Sictianus (Succiano), Chron Farf., I p. 161.Reg. Farf.doc. 1017, a. 1074.

Chron. Farf. I, p. 357, Ite, praetio solidorum ducentorum concessit praefatus Iohannes avbbas cellam Sanctae Mariae de Garzano in territorio Balbensi cuius fines sunt: Gorgianus…..etquomodo currit vallisGragiani in lumen Calidum,…et Carapellem, et Praetorium. Giovanni III fu abate di Farfa dall’anno anno 966 al 997.

 




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