Avezzano, Aielli, borghi di valle Roveto

Avezzano Avezzano

La città di Avezzano, con le sue tredici frazioni, supera i 40.000 abitanti ed è il secondo Comune più popolato della provincia dell’Aquila.

La presenza umana sul territorio è documentata già dal paleolitico medio, con rinvenimenti di strumenti litici tornati alla luce in prossimità di Avezzano, in località “Le Mole”. Materiale del paleolitico superiore, provenienti dalla Grotta Ciccio Felice, posta alle pendici del monte Salsano, furono descritti nel 1956 da Radmilli. Lungo le sponde del lago del Fucino furono scoperte in passato resti di capanne, frammenti di ceramiche di età neolitica (3500 a.C.) e dell’età del Bronzo (3000 anni fa). All’inizio dell’età del Ferro (IX sec. a.C.) i villaggi e le colture prossime al lago furono abbandonate a causa del sollevamento del livello delle acque del Fucino. Conseguentemente furono costruiti sulle colline e sui monti circostanti, nuovi centri fortificati, denominati”ocres”.

Successivamente in epoca storica, fin già dal periodo finale dell’eta’ del Bronzo, il territorio fu popolato dai Marsi, inizialmente sparsi in tribù e poi riuniti in confederazioni.

In età augustea il Fucino fece parte della IV regione, Sabina et Samnium, ascritta alla tribù Fabia, e nel 52 d.C. fu inaugurato, con l’imperatore Claudio e dopo 11 anni di lavori, l’Emissario del Fucino per il prosciugamento del lago, completato poi con Traiano nel 114 d.C. Attualmente si possono visitare i “Cunicoli di Claudio”, completati, con il prosciugamento del lago, dai Torlonia nel 1800.

La prima notizia riguardante la città di Avezzano la traiamo dalla Cronaca di Montecassino e precisamente nella seconda metà del IX secolo; e’ citata …ecclesiam sancti Salvatoris in Avezanotra i possessi confermati dall’imperatore Ludovico II al monastero di S. Angelo di Barreggio (Barrea), beni che furono riconfermati nel 953 dal re d’Italia Berengario II.

Autori del passato ci fanno sapere che Avezzano nell’anno 1156 era terra murata e che la notizia era stata tratta da una scritta, in carattreri gotici, su di una lapide infissa sulla sommità di una porta della citta: An. D. MCLVI PORTA S. BARTOLOMAEI .

Nel 1182 era signore del feudo di Avezzano Gentile di Paleria, conte di Manoppello e in una bolla corografica di papa Clemente II (1187-1191) si riporta la chiesa di sancti Bartolomaei in Avezzano cum titulis suis.

Dopo la sconfitta di Corradino del 1268, che mise fine alla dominazione sveva, la città di Avezzano fu attaccata e fatta distruggere da Carlo d’Angiò perché si era schierata con lo svevo. Ricostruita, si accrebbe rapidamente divenendo il polo economico nella Marsica e nel 1337 le furono accordate dal re Roberto d’Angiò ben due Fiere annuali, quella di S. Giorgio e quella di S. Giovanni Battista. Qualche anno più tardi (1363), la città fu nuovamente distrutta dalle truppe della compagnia di Ambrogino Visconti, per ordine di Francesco I del Balzo duca di Andria e nel medesimo anno la terribile peste nera, che sconvolse tutta l’Europa, si abbatté sulla città.

Superato questo periodo, Avezzano tornò a rifiorire urbanisticamente, economicamente e politicamente, dandosi una serie di ordinamenti giuridici autonomi (ius proprium civitatis); vengono definiti infatti in quegli anni gli Statuti di Avezzano ( Statuta Universitas dicte Terrae Avezanij) che verranno riconfermati successivamente durante il governo di Edoardo Colonna .

L’odierna città di Avezzano, purtroppo, non conserva nessun monumento storico da ammirare, conseguentemente al disastroso terremoto del 1915 che la distrusse totalmente, a parte il castello degli Orsini, collocato nella centralissima Piazza del Castello che e’ stato restaurato negli anni Sessanta del secolo passato.

castello medievale

Il castello fu edificato da Gentile Virginio Orsini nel 1490, come riportato sull’architrave del prospetto principale, sui resti della torre di Gentile di Paleria, conte di Manoppello. Fu ampliato per volere di Marcantonio Colonna dopo essere tornato vittorioso dalla battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571, alla quale prese parte, essendo ammiraglio della flotta pontificia.

Dopo varie vicissitudini, il castello fu acquistato dal Comune di Avezzano nel 1905 e nel 1944 bombe alleate lo ridussero a macerie; ristrutturato dopo la guerra, ora accoglie la Pinacoteca d’Arte Moderna.

In Piazza Risorgimento è la chiesa di S. Bartolomeo, cattedrale della diocesi di Avezzano.

La chiesa primitiva, dedicata a S. Antonio Abate, era stata edificata antecedentemente al 1156 sulle rovine di una preesistente; rovinata in parte dal terremoto del 1349, venne ricostruita ed ingrandita e l’aspetto attuale e’tardo-barocco risale agli inizi del XVIII secolo.

La Valle Roveto/W è tra le più belle valli d’Abruzzo, racchiusa tra i monti Simbruini ed Ernici di confine con il Lazio, ad ovest, e a levante i Monti Romanella, Serra Lunga e la Brecciosa, che la separano dalla Valle del Fucino. Sul fondovalle si fa strada, attraverso una variegata flora, il fiume Liri, mentre boschi di castagni, faggi, aceri e lecci coprono di verde i fianchi dei monti. Da sempre naturale terra di transito, la valle si sviluppa dolcemente per circa 30 chilometri con andamento nord ovest – sud est da Avezzano a Sora.

La più antica presenza umana nella valle risale al paleolitico inferiore-medio (70.000-35.000 anni fa) e mentre l’uomo del Bronzo si insediava sui terrazzi fluviali presso le sponde del fiume Liri, quello dell’età del Ferro si ritirava sulle alture entro centri fortificati da mura ciclopiche, detti ocres in lingua italica ed oppida in latino.

Successivamente (V secolo a.C.) queste piccole cittadelle si riunirono nello stato confederale dei Marsi e dopo la conquista romana sorsero, ai piedi di questi ocres, nella valle, più villaggi (vici).

La via Campania o Traiana, che collegava la via Valeria con la via Latina a Frusino (Frosinone), partendo da Alba Fucens, raggiungeva con un percorso di mezza costa il municipium di Antinum (Civita d’Antino), la colonia romana di Sora e quindi Capua.

Dopo la caduta di Roma e la decadenza delle citta’ della valle, nell’VIII secolo iniziarono a insediarsi i monaci volturnensi. Dalla metà del X secolo fino al XV fu un fiorire di borghi medievali a difesa e controllo della valle e di chiese e monasteri cassinesi che ancora oggi si possono ammirare.

Lungo questa valle, un tempo terra di orsi e di briganti, dove da sempre transitarono eserciti in armi, oggi, con la nuova superstrada, si vedono sfrecciare solo auto e mastodontici TIR.

Comune dell’alta Valle Roveto, adagiato su di un colle ai piedi del quale scorre il fiume Liri, è abitato da più di 5000 persone e ha due frazioni: Corcumello e Pescocanale. La presenza umana più antica risale al paleolitico inferiore-medio (protolevalloisiano) cioè a 150.000 anni fa. Non mancano testimonianze di epoche piu’ recenti: sepolture dell’età del Bronzo sono venute alla luce, insieme a vari utensili, presso Civita di Fossa Rotonda non molto distante da Capistrello; l’epoca romana imperiale, quando Capistrello faceva parte della IV Regio (Sabina et Samnium) e’ rappresentata dai resti dello sbocco delle acque dell’Emissario del lago del Fucino sul fiume Liri trovati in località Pisciacotta (vedi Cunicoli di Claudio e bonifica dei Torlonia).

 

Nel medioevo il borgo fece parte della contea dei Marsi e dopo l’invasione normanna fu feudo di tre soldati a cavallo appartenente a Crescenzio di Capistrello. La chiesa di Sancti Nicolai in Capistrello e’ citata in una bolla papale del 1115; successivamente Capistrello fece parte della contea di Tagliacozzo.

Il Comune di Canistro, con circa 1000 residenti, è costituito da tre frazioni: Canistro Superiore, Canistro Inferiore (sede comunale) e Cotardo. Il territorio era abitato già in età romana, come testimoniano resti di mura in opera reticolata, laterizi e rocchi di colonne, venuti alla luce nella frazione di Canistro Inferiore. Sempre nello stesso luogo si scoprì nel 1888 un cippo calcareo con scritta riguardante il municipium di Antinum (Civita d’Antino).

Nell’anno 1173 era signore di Canistro, feudo di un soldato a cavallo, cioè abitato da 24 famiglie, Crescenzo di Capistrello.

Apprendiamo dal Registrum Feudatariorum dell’anno 1279 che i signori di Canistro (Canestro nel documento) si erano presentati con armi e cavalli, con tutti gli altri feudatari abruzzesi, davanti al giustiziere d’Abruzzo come espressamente ordinato da Carlo I d’Angiò.

Nel 1318 Canistro era degli Orsini, facendo parte della contea di Tagliacozzo che a partire dal 1504

fu assegnata dal re Ferdinando il Cattolico alla famiglia dei Colonna.

Comune posto a circa 500 m di altitudine con 3400 abitanti distribuiti in otto frazioni: Contrada Peschiera, Femminella, Meta, Pallocco, Polverelli, S. Savino, Vicenne. Tracce della presenza umana risalenti all’età del Bronzo (XVI-XIV secolo) sul territorio sono state trovate in località “Le Fosse”.

In epoca storica il territorio fu abitato, come tutta la valle Roveto, dai Marsi. Presso la stazione ferroviaria di Civitella Roveto nel secolo passato vennero alla luce resti di un villaggio di epoca tardo-repubblicana ed imperiale, con avanzi di strutture termali.

La caduta dell’impero di Roma e le successive invasioni barbariche spinsero gli abitanti dei villaggi a rifugiarsi in luoghi più elevati e meglio difendibili, recuperando gli antichi castelli-recinti italici, protetti da mura ciclopiche. Sicuramente il primo nucleo di Civitella Roveto si riorganizzò nell’XI secolo all’interno di un centro marso, con torre di avvistamento nella zona più alta del paese detta “Castello”, intorno alla chiesa di S. Giovanni.

Civita d’Antino sorge su di un altipiano a circa 900 m di altezza dal quale si può ammirare gran parte della sottostante Valle Roveto; è abitato da circa mille persone ed è costituito da sei frazioni: Civita d’Antino Scalo, Curioso, De Blasis, La Roscia, Pero dei Santi, Vicenne.

Le prime notizie a noi note sulla presenza umana sul territorio rimandano all’età del Ferro. In epoca storica l’antica città marsa di Antinum era circondata da mura in opera poligonale, tranne la parte ad oriente difesa da un profondo burrone, e di queste restano cospicui avanzi alti 6 metri.

Dopo la guerra sociale Antinum divenne municipium, retto da quattuorviri ed ascritto alla tribù Sergia.

Molteplici sono le epigrafi rinvenute nel territorio nel corso degli anni che ci documentano la vita della citta’, con i suoi edifici e terme e i suoi culti. L’acropoli era localizzata, probabilmente, dove successivamente venne costruita la Torre Colonna, a nord-est dell’abitato, presso Porta Flora, mentre il Foro coincide, forse, con la piazza prossima alla chiesa di S. Stefano.

I culti principali riguardavano la dea italica Angizia e la dea Venusa.

Civita d’Antino decadde rapidamente con la caduta dell’ Impero di Roma e nel medioevo fu soggetta, come tutti gli altri paesi della valle, alle scorrerie saracene ed ungare; la costruzione della torre di guardia i cui resti svettano nell’acropoli della città e’ fatta risalire alla successiva invasione normanna.

Nella lista dei castelli in servizio posseduti dal conte Rogerius de Albe, riportata dal Catalogo dei Baroni del 1150 è presente Civitatem Antime, quale feudo di III soldati a cavallo; le sue chiese di S. Stefano e di S. Maria della Ritornata sono citate in una bolla papale dell’anno 1183.

Qui dimoro’ nel 1222, volendo prestar fede al Corsignani e al Febonio, S. Francesco d’Assisi. Nel 1463 il feudo di Civita d’Antino passo’ al capitano Antonio Piccolomini e successivamente alla famiglia Colonna.

Tra i monumenti da vedere è la chiesa di origine medievale di S. Stefano, ampiamente rimaneggiata dopo il 1762 ed ancora seriamente danneggiata dopo il terremoto del 1915.

Altro monumento interessante è il santuario di S. Maria della Ritornata, incastonato nelle rocce, non molto lontano dell’abitato.

Da visitare la Riserva Naturale di Zompo lo Schioppo.

cascata

Il Comune di S. Vincenzo Valle Roveto è posto a 388 m di altitudine e ha 2400 abitanti distribuiti in nove frazioni. La prima notizia del borgo la troviamo in un codice Casauriense negli anni 1026 - 1066, quando l’abate Giovanni acquisì la chiesa di S. Vincenzo, non distante dal Castello di Morrea, intorno agli anni 1026- 1066. Questo possesso venne riconfermato da un privilegio di papa Callisto II nel 1123 e da una Bolla Corografica di Alessandro III del 1170.

La Parrocchia di S. Vincenzo rimase alle dipendenze dell’Abbazia di Calamari fino al XVIII secolo. Il territorio di S. Vincenzo Valle Roveto appartenne ai conti di Albe, di Celano ed ai baroni di Balsorano. A causa del terremoto del 1915 il paese venne ricostruito più in basso e precisamente nei pressi della stazione ferroviaria, sulla destra del fiume Liri, anche se parte della popolazione non abbandonò il vecchio paese.

Adagiato su di un colle, alle falde del Monte Breccioso, Balsorano conserva ancora l’aspetto di borgo medievale con il suo bellissimo castello, posto a controllo dell’ingresso dal sud alla Valle Roveto.

Sappiamo che nell’XI secolo Baldovino era conte di Balsorano, mentre nel 1170 era feudo di quattro soldati a cavallo e posseduto dal conte Ruggero d’Albe. Gli studiosi di storia locale quali Febonio e Corsignani scrissero che nell’anno 1222 S. Francesco nella visita della Marsica, transitando nella Valle del Liri, visitò Balsorano, cosa non esclusa, anche se non documentata; una possibile conferma la troviamo in un documento del 1650 che rende noto che nel 1303, davanti all’antico castello di Balsorano, erano i ruderi di un convento detto “S. Francesco Vecchio”.

Balsorano (Catrum Vallis Soranae) era nel 1283 proprietà di Oddo di Toucy, conte d’Albe, secondo marito di Filippa, figlia di Ruggero ed era, con le sue sedici chiese, il secondo polo ecclesiastico della diocesi di Sora, come attesta l’elenco delle decime del 1308-1310.

Non lontano da Balsorano è il Santuario di S. Angelo, posto a quota 970 m, all’interno di una ampia grotta; il Santuario, che inizialmente fu solo una grotta naturale dove in seguito fu costruito un ospizio per tutti i numerosi pellegrini che vi si recavano, ebbe il riconoscimento ufficiale dalla Chiesa con una Bolla pontificia di Benedetto VIII del 16 febbraio 1296.

Con la sconfitta di Ruggerone Berardi nel 1463, Balsorano fu staccata dalla contea di Albe ed insieme a Celano divennero feudo di Antonio Piccolomini.

L’imponente castello di Balsorano, posto a quota 444 m, vecchio maniero dei Conti dei Marsi, fu costruito intorno all’XI secolo quale bastione fortezza, poi trasformato nel tempo in residenza estiva dai Piccolomini. A pianta pentagonale, presenta torri cilindriche agli spigoli alte quanto la cortina di cinta; nel cortile interno vi è un pozzo di forma quadrata posto tre due colonne.

Con il terremoto del 1915 il paese di Balzorano fu gravemente danneggiato e ricostruito più a nord del vecchio centro, in prossimità della stazione ferroviaria (Balsorano Nuovo).

Posto ad oltre mille metri di altitudine da cui si gode l’ampio panorama della sottostante valle del Fucino. Nel Comune vivono oltre 1500 abitanti distribuiti in due frazioni: Aielli Alto (sede di Municipio) e Aielli Stazione. La più antica presenza umana sul territorio a noi nota rimanda a circa 3500 anni fa, cioè all’età del Bronzo, da rinvenimenti in località ‘Reniccia’, posta ai piedi del monte Secino, a nord-ovest di Aielli Alto.

Presso il cimitero di Aielli sono venuti alla luce resti di abitato risalenti all’età del Ferro 900-800 a.C., mentre due centri-fortificati sono stati identificati presso il Monte Secino e Aielli Alto.

Sempre nel territorio sono state scoperte necropoli con tombe a tumolo, dischi-corazza in bronzo ed armi in ferro. Resti di iscrizioni votive del II secolo a.C., riguardanti l’esistenza di un sacrario dedicato a Cerere, vennero alla luce nel 1979 nel centro di Aielli.

Ai piedi del Monte Secino e lungo il Rio di Aielli sono venute alla luce tombe del I secolo a. C.

Il territorio, che conserva resti romani di epoca imperiale, fra cui i “Cunicoli di Claudio”, subi’ la guerra gotico-bizantina (535-553) e, nel IX-X secolo le incursioni saracene ed ungare, dopo le quali sorsero castelli-recinti all’imbocco delle Gole di Celano e ad Aielli Vecchio, posto a nord-est dell’attuale.

borgo e castello

Con la conquista normanna, il conte Rinaldo di Celano divenne signore di Agellum (Aielli Vecchio), feudo di tre soldati a cavallo, il cui piccolo castello sorgeva a circa un chilometro a nord-est dell’attuale, ai piedi di Costa Pelata e vicino al Fosso Pelata, a quota 1180m, in località oggi detta ‘Vecchia’.

Il castello venne distrutto dalle forze armate di Amatrice nel 1347 e ricostruito nel 1355 dal conte Ruggero II di Celano assieme al nuovo borgo di Aielli munito di una cinta muraria attorno al castello sommitale; la cinta muraria era munita di due porte, una detta ‘Montanara’ e l’altra ‘Porta Jannetella’.

La parte più alta della torre fu distrutta dal terremoto della Marsica del 1915 ed è stata restaurata di recente; di forma circolare all’esterno, con diametro di 9 metri, internamente ha forma ottagonale e si sviluppa in tre piani. La sala al piano terra presenta una copertura a cupola in materiale pietroso, mentre le sale superiori hanno un solaio in legno e sono comunicanti a mezzo di scalette in legno. Attualmente accoglie un osservatorio astronomico con telescopio detto ‘Torre delle Stelle’, un ‘Museo del Cielo’ ed una biblioteca scientifica specializzata.

Da visitare è anche la chiesa parrocchiale della SS. Trinità, fondata nel 1362 dal conte Ruggero II di Celano, ristrutturata negli anni 1477-1479 dalla famiglia dei Piccolomini e consacrata dal vescovo dei Marsi Antonio Senese. La chiesa attuale è rifacimento del 1927 dopo la distruzione del 1915 e conserva il portale del 1479, strombato con arco a sesto acuto; l’interno della chiesa è tripartito e le tre navate sono delimitate da grosse colonne.



A.M. RADMILLI, Storia dell’Abruzzo dalle origini all’età del Bronzo, Pisa 1877, p. 211.

Il rapido deterioramento climatico verificatosi tra il IX e metà dell’VIII secolo, caratterizzato da forte piovosità ed abbassamento delle temperatura, determinò l’innalzamento dei livelli dei laghi europei.

G. GROSSI, La “ safina-tùta”in Abruzzo:Aequi-Aequiculi, Sabini, Marsi,Volsci, Pentri e Frentani dal 1000 al 290 a.C., in V. D’ERCOLE, R. PAPI, G. GROSSI, Antica terra d’Abruzzo, a cura di Giuseppe Grossi, Roma 1990, pp. 221-354 ( 232-238).

Cronica monasterii Casinensis, ed. H. HOFFMANN, M.G.H., Sciptores, 34 Hannover, 1980, pp. 154-155.

A. CORSIGNANI, Reggia Marsicana, cit. vol. I parte I p. 388. T. BROGI,La Marsica antica medioevale fino all’abolizione dei feudi,Roma 1900, pp. 150-151.

Gentile di Paleria era fratello del più noto Gualtiero, vescovo di Troia, in Puglia, e tutore di Federico II di Svevia a Palermo, dopo la morte di Costanza d’Altavilla.

. F. DEL GUSTO, Marsica, Viaggio nel tempo,Avezzano 1988, p. 12.

“Gli Statuti antichi di Avezzano”, a cura di M. DI DOMENICO, Roma 1996, p. 12.

Agli inizii dell’Ottocento, l’ambasciatore britannico presso la corte di Napoli, William Hamilton, attraversando la Valle Roveto, incantato dai luoghi, ebbe a dire:” …è a mio avviso infinitamente più bella e pittoresca di qualsiasi altro posto che io abbia mai visitato sulle Alpi, in Savoia,in Svizzera e in Tirolo”.

S. ZENODOCCHIO, Antica viabilità, cit., p. 225. G. GROSSI,Cappelle e i Piani Patentini nell’antichità ( X sec. a.C.-VI sec. d.C.), in Cappelle dei Marsi, Roma 1990, pp. 121ss-

Dal 2006 è stata inaugurata la Strada Statale 690 Avezzano-Sora, affiancata dalla ex Statale 82 della Valle del Liri.

Civita di Fossa Rotonda è una fortificazione italica con cinta muraria doppia posta a due chilometri in linea d’aria, ad est di Capistrello.

Ai piedi del monte Salviano, nel Comune di Avezzano sono presenti i resti degli imbocchi dei cunicoli che l’imperatore Claudio fece costruire, a partire dal 41 d.C., con l’intento di prosciugare il lago del Fucino, riversando le acque nel fiume Liri. I lavori furono completati nel 52 d.C. dopo 11 anni, con la realizzazione di un cunicolo di 5653 m di lunghezza e con un dislivello di circa 8 metri.

Cat. Bar., cit. 1114. Crescentius Capistrelli, frater jam dicti Symonis tenet sicut dixit Capistrellum quod est in Marsi et est pheudum III militum.

Cat. Bar. Cit., 1114 Crescentius Capistrelli…tenet sicut dixit…Canistrum quod est pheudum I militum.

La mostra feudatariorum abruzzesi , voluta da Carlo I , ebbe luogo a Sulmona dal 25 al 29 aprile del 1279 ed il giustiziere d’Abruzzo era Guillaume Brunet. I signori di Canestro fecero atto di presenza il giorno 28 aprile. A. L. ANTINORI, Raccolta di memorie istoriche delle tre provincie degli Abruzzi, vol. II, pp. 157-158. N. F. FARAGLIA, Saggio, cit., pp. 75-76.

G. GROSSI, L’alta vale del Liri dalla prima età del Ferro alla guerra Sociale( IX-I sec. a.C.) in AA. VV., Antinum e la Valle Roveto nell’antichità, Atti del I Congresso di archeologia. Civita d’Antino 16 dicembre 1990, Civita d’Antino 1992. M. BUONOCORE, L’Abruzzo e il Molise, cit., I, pp. 265-266. S. ZENODOCCHIO, Antica, cit., p. 225.

PLINIO, III, 106.

C.I.L., I / 2, 3208, IX, 3835,3836,3837, 3838,3842,3844,3845.

Cat. Bar. Cit. 1111.

E. MICATI, L’Eremitismo,in L’Abruzzo nel Medioevo, cit., p. 303.

A. CHIAPPINI, Profili di storia francescana in Abruzzo dal sec. XIV al secolo XVI in Bull. Deput. Abruz.Stor. Patr. ,L’Aquila 1926, p. 12.

Il Comune di Balsorano è posto a 340m di altitudine ed abitato da 3600 persone distribuite in 22 frazioni.

Cat. Bar., cit., 1111.

A. CHIAPPINI, Profili di storia francescana in Abruzzo dal XIV al XVI secolo, in Bull. Deput. Abr. Stor. Patr., L’Aquila 1926, p. 13.

Rationes decimarum Italiane nei secoli XIII e XIV , a cura di M. INGUANEZ, L. MATTEI-CERASOLI,P. SELLA, (Studi e Testi 97), Città del Vaticano 1942, nn. 134-142.

G. SQUILLA,La grotta di S. Angerlo in Balsorano, da Bonifacio VIII fino ad oggi, Calamari, 1967.

Antonio Piccolomini, nipote di papa Pio II, ebbe dal re Ferdinando, per riconoscenza dei servigi prestati, il Ducato di Amalfi, la Contea di Celano e la Baronia di Balsorano.

Aielli trae il suo nome dal Latino ager, cioè campo e precisamente da agellus ossia piccolo campo.

U. IRTI,Gli insediamenti all’aperto del neolitico e dell’età dei metalli, in AA.VV., Il Fucino e learee limitrofe nell’antichità. Atti del Convegno di archeologia, Palazzo Torlonia, Avezzano 10-11 novembre 1989, a cura dell’Archeoclub d’Itaslia. Sezione Marsican, Roma 1991, pp. 76-109 (82).

A. DE NINO, Aielli, Notizie degli Scavi, 1886, p. 85-86.

C. LETTA, S. D’AMATO, Epigrafia della regione dei Marsi, In Actes du Colloqui international d’épigraphie latine in mémoire de Attilio Degrassi pour centenarie da sa naissans, Rome 27-28 mai 1988 [Roma 1991 pp. 388-396 (392-395)].

Cat. Baron. cit., 1105..

P. A. CORSIGNANI, cit., vol. I p. 644.

 




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