Secinaro, Gagliano Aterno

Secinaro Secinaro

Il Comune di Secinaro, nel cui territorio e’ documentata l’esistenza della presenza umana dall’età del rame, è posto a 859 m di altitudine, addossato alle pendici nord-est del monte Sirente, lungo la S P 11 Sirentina ed è abitato da poco più di 400 persone.


borgo

La valle fu abitata dai Peligni Subequani e conserva resti di templi italici, fra i quali quello dedicato alla dea Pelina, su cui fu edificata in epoca paleocristiana la chiesa di S. Maria della Consolazione.

L’acquisizione romana del territorio ebbe inizio nel IV secolo a.C. e si completò dopo la sconfitta della lega italica nel I secolo a.C.. quando fu inclusa nella Regio IV augustea.

Resti di strutture murarie in opera incerta, materiale fittile ed epigrafi sono venuti alla luce nei pressi della fontana detta ‘La Cumbra’, dove forse c’era un vicus.

Dopo la caduta dell’Impero romano, tra la fine del IV e gli inizi del V secolo, Secinaro appartenne alla diocesi Valvense e con l’invasione longobarda passo’ al Ducato di Spoleto. E’ intorno all’IX e XII secolo che venne ad organizzarsi il borgo fortificato intorno ad una torre posta nella parte più elevata, a strapiombo su di uno sperone di roccia da cui era agevole il controllo della valle. Successivamente, venendo meno la sua funzione difensiva, sui suoi ruderi fu edificata la chiesa parrocchiale di S. Nicola di Bari, mentre il borgo si riorganizzò sulle pendici della collina.

La prima notizia scritta riguardante Secinaro risale all’anno 1076, quando il conte di Galliano Tedino donò al monastero di Farfa il feudo di Secinaro oltre quello di Cocullo, Goriano Valli e Molina Aterno. Nel 1143 il feudo di Secinaro era possesso del conte di Celano Rainaldo, figlio di Crescenzio, che lo lasciò ai fratelli Sichinale e Ruggiero .

Il castello di Secinaro fu abitato fino al 1311 dalla famiglia Sicinari, originaria di Rieti, che si estinse per mancanza di eredi con la morte di Giovanni Pandolfo.

Nel 1332 divenne feudo del conte di Celano Ruggero figlio di Tommaso e di Isabella Acquaviva De Aquila. Nel 1451 Secinaro apparteneva a Lionello Accorciamuro, marito di Jacovella contessa di Celano, ultima dei conti Berardi.

Tra i monumenti notevoli di Secinaro vi è senza dubbio la monumentale parrocchia di S. Nicola di Bari che sorge sul punto più alto del paese; sorse sui ruderi del castello distrutto da Ruggerone e Jacopo Fortebraccio e della antica struttura militare resta il recinto fortificato. All’esterno presenta un bel portale rinascimentale con un piccolo rosone, mentre all’interno, a nave unica, è presente una cupola ottagonale con dipinti.

Altra chiesa di qualche interesse è quella di S.Maria della Consolazione, sorta sui resti di un tempio italico dedicato alla dea Pelina. La facciata ha un bel portale dei primi del Cinquecento, mentre l’interno, a nave unica, presenta diversi affreschi.

Una leggenda popolare di Secinaro narra di un cratere di circa 130 m di diametro, generato dall’impatto sul suolo di un meteorite, che attualmente e’occupato da un laghetto (l’ipotesi dell’impatto meteoritico venne avanzata da un geologo svedese nel 1990 e suscitò l’interesse nazionale ed internazionale tanto che in onore del paese un asteroide è stato denominato”43193 Secinaro”).

Comune di circa 300 abitanti, sorge sulle pendici nord-est del Monte Sirente a 650 m di altitudine.


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La presenza umana sul suo territorio risale ad epoca romana, come documentato da rinvenimenti di mura, lastricati di strade, pavimentazioni in opus spicatum, materiale fittile, monete, epigrafi e urne cinerarie. Forse questo abitato è da identificarsi con il pagus Boedinus, riportato su un’epigrafe rinvenuta non lontano da Gagliano.

A partire dal IV secolo d.C. assistiamo ad una rapida diffusione del cristianesimo lungo tutta la Valle Subequana e dopo la conquista longobarda (570-574), il territorio entra a far parte del Ducato di Spoleto. Abbiamo notizie del castello di Galliano già nell’anno 1000 e sappiamo che era abitato da Oderisio conte di Valva, figlio di Bernardo.

Si apprende che nel 1076 il conte Tedino del comitato valvense e sua moglie Oria donarono il territorio di Gagliano, parte della chiesa di S. Martino, di S. Benedetto in Gagliano, una parte del castello e metà del loro palazzo al monastero di Farfa.

Nel 1178 il feudo di Galliano fu annesso alla contea di Celano, sotto Oddone.

Si ha notizia che nel 1216 Francesco d’Assisi fu ospite presso il castello di Gagliano Aterno.

Nell’anno 1270 Galliano Aterno, assieme a Castelvecchio, fu donato da Carlo I D’Angiò a Ruggero, conte di Celano e figlio di Tommaso e della contessa Giuditta.

Nel 1273 in questo borgo nacque Fra Andrea di Gagliano Aterno, illustre docente di Teologia che tenne studio in Aquila presso lo Studio Provinciale dei Fratinel convento di S. Francesco.

Nel 1279 fu signore del feudo di Gagliano il capitano francese di Carlo I d’Angiò, Adamo di Ausi.

Nel 1328 il castello di Gagliano fu ristrutturato e ampliato per volontà di Isabella d’Aquino che nel 1344 fece costruire la fontana medievale del centro storico.

Nel 1424 il borgo di Gagliano fu attaccato dalle truppe di Braccio da Montone ed il castello fu distrutto

Nel 1463 la contea di Celano e quindi il feudo di Gagliano fu donata dal Re Ferdinando d’Aragona ad Antonio Todeschini Piccolomini, nipote di papa Pio II.

Fra i monumenti di Gagliano, il castello medievale è senza dubbio il più interessante; sorto in origine a scopo di difesa quale palazzo-fortificato, venne in seguito ampliato e più volte ristrutturato. Attualmente ha l’aspetto di castello- residenza, con pianta irregolare, un bel cortile interno con loggiato aperto e scalone a giorno che conduce al primo piano. Il complesso è racchiuso da una doppia cortina muraria con torrioni merlati. Per raggiungere la seconda cerchia muraria si supera un ponte levatoio.

Nel centro storico si trova il monastero delle Clarisse di S. Chiara (XIII-XIV), abitato fino a non molti anni fa. Al nucleo più antico benedettino vennero aggiunte altre strutture (XVI e XVII), fino a determinare un chiostro quadrangolare con portici e pozzo centrale seicentesco. La primitiva chiesa era a navata unica, con copertura a tetto e nella ristrutturazione del 1685 lo stile divenne barocco, con la realizzazione di una volta a botte e di un altare monumentale.

La chiesa parrocchiale di S. Martino Vescovo è di origine medievale, ma ristrutturata più volte nei secoli; sulla facciata, che termina con coronamento orizzontale, vi e’ un bel portale gotico trecentesco con ai lati colonnine tortili sorrette da due piccoli leoncini e un timpano molto slanciato con rilievo di S. Martino a cavallo. Sopra quest’ultimo c’e’ un bel rosone cinquecentesco e di lato, sulla destra della facciata, un campanile.

L’interno è a tre navate, rimaneggiato dopo il terremoto del 1703, con abside poligonale.

Sulle pareti e nella cripta della chiesa sono presenti affreschi del XVI secolo.



. Da scavi archeologici del 2003 in località Cerenzana sono venuti alla luce resti dell’età del rame (3000 anni a.C.), 13 sepolture e corredi funerari risalenti ai secoli VIII , VII e VI a.C . S. COSENTINO – G. MIELI, Un villaggio della prima età dei metalli, in AA.VV., Tracce di Millenni a Secinaro, Avezzano 2007. L’età del rame o calcolitica o eneolitica abbraccia un periodo compreso tra il 3400 e il 2300 a.C

Anteriormente ai Peligni sul territorio erano presenti gli Equi che furono allontanati dai Peligni.

Della dea Pelina abbiamo l’unica testimonianza in una epigrafe rinvenuta nel 1657 presso la chiesa della Madonna della Consolazione situata a Sicinaro, datata 271 d.C. CIL, IX, 3414. Sull’epigrafe si cita il quadrunviro Lucio Vibio Severo. Sembre a Secinaro

Cat. Bar., cit. 1108, Sichinali et frater eius Rogerius tenet Sichenalem et Gorianum in Balba que sun pheudum III militum. La famiglia Sichinali era detta Sicinari perché, secondo la leggenda a Sicinaro presenti, in epoca romana, seguaci della ninfa Sicinna ed in onore della quale danzavano la Sicinnide, danza orgiastica vietata a Roma.

Questo asteroide, scoperto nel 2000, si trova nella fascia principale, cioè tra Marte e Giove.

C.I.L,IX 3311, Q. Octavio L. f./ Sagittae quinq(annali) (iterum) /pagus Boedinus. La dedica si rinvenne in località Archiano, posta a poco meno di un chilometro da Gagliano lungo la strada che conduce a Castelvecchio Subequo, sul lato sinistro. La dedica onoraria è rivolta al duoviro Q. Octavius Sagitta per ciò che realizzò in favore del pagus Boedinus E. RICCI, Ubicazione di Superaequum e spigolature peligne,Sulmona 1984, p. 112;M. BUONOCORE, L’Abruzzo e il Molise in età romanatra storia ed epigrafia, L’Aquila, L’Aquila 2002 p. 197.

Il palazzo- fortezza di Gagliano fu costruito da i De Aquila.

Reg. Farf. doc. 1028, a. 1076.

Nello Studio Provinciale di Aquila, inaugurato da Fra Giovanni da Celano, docente presso l’ Università di Bologna, vi tennero lezioni Fra Andrea di Gagliano Aterno e Fra Pietro dell’Aquila. Fra Andrea in seguitò insegnò nello Studio Generale di Napoli e poi nell’Università di Parigi ( A. CHIAPPINI,Profilo di Storia francescana in Abruzzo dal secolo XIII al XIV,Aquila 1927, pp. 11-12).

 




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