Roio Poggio, Roio Piano, Santa Rufina, Roio Colle

 

L’area occupata si sviluppa tra Lucoli e Bagno ed è relativa al versante settentrionale del monte di Roio (1420 m), che dà sul Sirente-Velino. Il territorio di Roio comprende quattro frazioni (Colle di Roio, Poggio di Roio, Roio Piano e S. Rufina). Il nome potrebbe derivare dalla “roia”, cioè il canale di scolo delle acque, sebbene l’origine toponomastica sia incerta. Il percorso, lungo 6,9 km fino a Bagno percorrendo la Strada Statale 17, è di tipo turistico e caratterizzato anche da turismo religioso lungo la Via Mariana, cioè l’antica mulattiera che conduce al Santuario diventata luogo di culto a Roio Poggio (Madonna di Roio a Roio Poggio). Per approfondire, si rimanda al link https://it.wikipedia.org/wiki/Poggio_di_Roio e https://it.wikipedia.org/wiki/Roio. Altri punti di interesse che si incontrano lungo il cammino sono la Chiesa dei Santi Marciano e Nicandro a Roio Piano, la Chiesa dell’Annunziata a Colle di Roio, la Chiesa di S. Rufina a S. Rufina, la Madonna di Corte, S. Lorenzo della Serra, di cui si rimanda al volume di Orlando Antonini, Chiese extra-moenia del Comune dell’Aquila prima e dopo il sisma.

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Civita di Bagno

San Lorenzo della Serra

 

 

Chiesa dei Santi Marciano e Nicandro a Roio Piano: informazioni

La parrocchiale di S. Marciano e Nicandro ha una pianta rettangolare ed è formata da tre navate. Particolare è il campanile a quattro piani, in pietra. La facciata è divisa in tre parti da cornici verticali, mentre orizzontalmente risulta ripartita in due ordini.

L’interno è caratterizzato da un susseguirsi di pilastri corinzi, a cui si appoggiano le arcate che delimitano la navata centrale, avente volta a botte. La volta antistante il coro si solleva in una calotta ellittica, che avrebbe richiesto un’espansione del transetto su un braccio laterale, mai realizzato.

Diverse sono le fasi di costruzione della chiesa: la facciata risale al 1740, ma il campanile, in pietra e fornici sormontati da vuoti ovali, è tipicamente seicentesco e barocco. La fase costruttiva più antica sarebbe ascrivibile al XII secolo, come mostra la cortina di pietre conce di mano benedettina. La chiesa, pertanto, sarebbe antecedente persino alla parrocchiale di Colle di Roio, la quale sarebbe stata ubicata fuori dal centro abitato fino all’incastellamento, avvenuto nel 1178.

 

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Chiesa dell’Annunziata a Colle di Roio

La parrocchiale dell’Annunziata a Colle Roio è una costruzione rettangolare a capanna, con superficie muraria in pietra di fattura romanica. C’è un oculo sopra il portale. La scatola muraria fu prolungata sul retro a causa dell’elevazione del campanile, che svetta sopra le coperture.

Reimpiegate nelle murature, si notano testimonianze scultoree ed epigrafiche d’epoca romana sulla fronte, e, sulla fiancata, qualche lacerto franco-longobardo, cui è ascrivibile il primo nucleo della struttura. L’abside voltato a botte è rettangolare e sopraelevata rispetto all’aula. Sulle pareti longitudinali furono scavate nicchie, una al centro di ogni lato, incorniciate da colonnine a sesto acuto sulle quali si aprono delle edicole affrescate databili al Quattrocento. Ogni edicola, tra cui quella a sinistra che raffigura l’Annunciazione, è stata rimaneggiata negli affreschi durante l’Otto-Novecento.

 

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Madonna di Corte

 

La Madonna di Corte è una cappella rettangolare in muratura mista, con la facciata a capanna e portale rettangolare con due quadrotte per lato. Sarebbe una struttura edificata a seguito del terremoto del 1703, eseguita in ricostruzione di una precedente.

L’interno è semplice: l’altare, a mensa svasata, in stucco, è sormontato dal quadro di una Madonna Incoronata a tre diademi sovrapposti, che pare provenire da Foggia, cioè laddove la Vergine è adorata con quel titolo.

Il nucleo originario di uno scomparso agglomerato, quella “Villa di Corte” cosidetta in quanto incastellata sul sito di una curtem, da cui prende il nome la Chiesa, risalirebbe ai secoli XII-XII.

 

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Madonna di Roio a Roio Poggio

 

Il Santuario mariano di Poggio di Roio, ovvero la Madonna di Roio, si snoda lungo un percorso scandito dalle edicole di 15 misteri, quelli del Rosario in mosaico. Sorge sul posto di un’antica cappella di S. Leonardo e, non a caso, è anche nota come San Leonardo a S. Maria della Croce.

Qui, nel 1578, si sarebbe arrestato per volontà divina il cammino di un mulo che trasportava una statua lignea della Vergine.

La pianta della Chiesa è a croce greca. Si innalzano sul contenitore murario archi e volte a crociera. La facciata del 1673 presenta una trabeazione orizzontale su lesene angolari in pietra e con fondi parietali a intonaco. Il campanile è a quattro piani, marcati da cornici a grosso toro. I fornici delle sue campate sono caratterizzati da ovali vuoti sovrapposti.

All’interno, un loggiato di arcate a due piani dovrebbe essere la parte superiore di un chiostro, adibito a ospedale/Monastero benedettino femminile nel XIII secolo.

Ospiti della Chiesa sono intarsi policromi, stucchi bianco-dorati, le pitture secentesche di Giacomo Farelli e il polittico marmoreo dell’altare maggiore, che accoglie la lignea Vergine con Bambino e Santi. Di spicco anche la settecentesca Madonna della Transumanza di Remo Brindisi.



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Santa Rufina a S. Rufina

 

S. Rufina è una parrocchiale bassa, ubicata all’interno dell’omonima frazione. Presenta una sagoma rettangolare, con portale frontale e quadrotta laterale. Il primo nucleo, come mostrano lacerti in pietra da taglio incastrati nella muratura a pietrame rusticano, sarebbe pre-cistercense.

All’interno troneggia, coperta da travi lignee, con il muro di fondo sopra l’altarino, l’affresco cinquecentesco di una Madonna con Bambino entro un’edicola dipinta, tra S. Rufina e S. Seconda. Sopra, compare un motivo floreale bianco e rosso a falde decorative di eleganti girami di palma. A un certo punto, l’affresco dovette essere sopraelevato, per cui venne introdotta una porticina che apre su un locale retro-altare, frutto del rimaneggiamento delle murature esterne.

 

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S. Lorenzo della Serra

 

Chiesa monasteriale benedettina, forma all’esterno un involucro a “L”. Sui lati parietali è a materiale misto, invece sul retro compare il metodo costruttivo cistercense duecentesco, a filari di selci. La porta è rettangolare con stipiti lapidei medievali ornati da motivi a fogliame e adattati ad architrave, avente due feritoie ai lati.

L’interno è una stretta aula trasversale a coperture lignee, con due absidi a pianta quadra e volte a crociera ogivali. Motivi pittorici neo-gotici otto-novecenteschi riempiono i fondi parietali e le vele delle volte, ma sul frontale del pilastro divisorio compaiono resti di affreschi tre-quattrocenteschi.

Il primo nucleo della chiesa monasteriale per Antinori risalirebbe agli inizi del Duecento, dati i visibili caratteri costruttivi proto-gotici duecenteschi, cioè la pianta quadra delle tribune, la sagoma borgognona delle ogive degli archi, la tecnica scultorea utilizzata.

 

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