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Modernità di facciata e modernità di sostanza - Il vincolo paesaggistico

Via Simeonibus, nei pressi de Via Simeonibus, nei pressi de "Le Cancelle"

Di fronte alle frequenti proposte di inserimento del “moderno” nella ricostruzione del centro storico cittadino vogliamo esprimere alcune preoccupazioni e perplessità, soprattutto su cosa si intenda per “moderno”. Il problema si pone con importanza soprattutto alla luce delle demolizioni conseguenti ai danni provocati dalla sequenza sismica del 2009.

Da un lato abbiamo edifici vincolati per i quali sono garantite una ricostruzione o una riparazione rispettose delle loro peculiarità storiche, dall’altro ci sono invece edifici non vincolati che automaticamente vengono definiti “non di pregio” e di conseguenza potrebbero essere esposti a opinabili sostituzioni edilizie non congrue rispetto al contesto in cui sono inseriti; si aggiunga che è molto diffuso il pregiudizio che le costruzioni in muratura non siano di per sé antisismiche quando in realtà non è così ma dipende da caso a caso, e le moderne tecniche di ristrutturazione permettono il conseguimento di alti livelli di sicurezza sismica sugli edifici in muratura (più o meno “vecchi”). E anche nei casi in cui sia necessaria la sostituzione edilizia (demolizione e ricostruzione), preoccupa quella che potrebbe essere la modalità di ricostruzione; questo non vuol dire che si debbano mantenere in piedi “casupole” di qualità edilizia scadente ma piuttosto che, nel ricostruire quelle case, è necessario adeguarsi al contesto in cui si trovano; per farla breve: è importante ricostruire quegli edifici secondo le normative antisismiche e di risparmio energetico di ultima generazione ma il loro aspetto esterno deve essere compatibile con lo stato precedente e con il contesto urbano; non si tratta di falso storico ma di compatibilità storica. Gli edifici “non di pregio”, infatti, pur avendo di per sé ‘minore’ valore architettonico, rappresentano il ‘tessuto connettivo’ della maglia urbana di un centro storico perché richiamano forme, rifiniture e colori che identificano una tradizione costruttiva secolare, non più in essere dal secondo dopoguerra. Lo stesso discorso vale per la maglia urbana storica del centro (in particolare la ‘zona A’ del Piano Regolatore Generale) che, nonostante le ricorrenti ricostruzioni della città, conserva pressoché intatto il disegno medievale, salvo alcuni assi principali interessati da sventramenti e ampliamenti eseguiti tra Ottocento e Novecento.

La nostra posizione non è quindi conservare a tutti i costi “casette” cadenti ma di promuovere una ricostruzione rispettosa degli elementi storici tradizionali. Il pregio di un centro storico non è dato solo da una ‘somma di monumenti’ ma dall’integrazione dei monumenti con un tessuto residenziale che, per alcune caratteristiche peculiari, distingue una città dall’altra. In questa ottica torniamo nuovamente a proporre il vincolo paesaggistico sul centro storico cittadino: il vincolo non significa conservare tutto com’è ma ristrutturare o ricostruire rispettando parametri estetici (ad esempio colori, forma, rivestimenti) e volumetrici ben precisi (rispettando le quote originali degli edifici), eliminando le superfetazioni ma evitando l’inserimento di un “moderno di facciata” con soluzioni estetiche estranee alla tradizione locale che facciano “a pugni” con il contesto complessivo del centro storico; di questi inserti abbiamo purtroppo già un paio di dimostrazioni. Quindi, per fare un esempio: ben vengano case più sicure nel Quarto di San Pietro ma non vorremmo ritrovarci strade e piazze allargate e/o stravolte oppure facciate in vetro e acciaio o coperture a terrazza nei vicoli antichi della nostra città; siamo invece favorevoli alla rimozione delle barriere architettoniche all’interno degli edifici, agli adeguamenti funzionali compatibili con la natura e i caratteri fondamentali degli edifici, all’introduzione di soluzioni per il risparmio energetico così come alla diffusione integrale della banda larga nell’intero centro storico aquilano.

Il nostro discorso naturalmente è differente per la sostituzione di edifici in cemento armato realizzati nel secondo dopoguerra in centro, dentro e fuori la ‘zona A’ del Piano Regolatore (e in particolare fuori la ‘zona A’), per i quali, invece, soluzioni più innovative, sempre entro certi limiti, contribuirebbero alla riqualificazione di determinate aree: ad esempio via XX settembre, Villa Comunale, Santa Maria a Forfona o “di Farfa”, Lauretana, Santa Croce, viale Duca degli Abruzzi.

Una città tradizionale nell’aspetto e moderna nella sostanza, questa secondo noi è la vera modernità.

Sollecitiamo quindi le istituzioni competenti affinché procedano all’apposizione del vincolo paesaggistico sul centro storico di L’Aquila e favoriscano un confronto sulla tematica con il coinvolgimento degli ordini provinciali degli architetti e degli ingegneri.

Archeoclub d'Italia - Sede L'Aquila
Associazione "Panta Rei"


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